“Non si baratta la salute con l’economia”. A dirlo è il maggior Sindacato italiano in una analisi spietata della realtà che ogni giorno esso afferma di affrontare attraverso un continuo rapporto con i lavoratori e il territorio.
Speriamo che sia realmente così perché sarebbe inaccettabile la contrapposizione tra diritto alla salute, non solo dei lavoratori ma di un intero quartiere, e il bisogno di un lavoro reso oggi ancor più acuto dalla crisi economica e occupazionale di un settore in palese difficoltà.
A parte individuali, timide e non ben specificate prese di posizione bipartisan sull’ipotesi dei ritorno del ciclo integrale a Cornigliano assistiamo oggi a una palese sottovalutazione del problema da parte degli Enti Locali e dello stesso Sindacato. Una situazione che i corniglianesi, consapevoli conoscitori di un passato da dimenticare e spettatori passivi di un futuro a loro sconosciuto, non possono assolutamente tollerare.
Il diritto alla salute, «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti……………», sancito dall’articolo 32 della Costituzione, pare diventare questione secondaria di cui opportunisticamente nessuno parla. Un irrilevante effetto collaterale che non può farci dimenticare che Cornigliano è il primo quartiere genovese per mortalità da tumori. Quattro volte superiore ad Albaro (vedi tab. sotto)

In conclusione non vorremmo che si arrivasse a pensare che se ho un lavoro e mi ammalo a causa di esso ho i soldi per curarmi che sarebbe un po’ come dire: <Quando ci sono i soldi la salute è tutto>.
Se vedemmu