Vorrei ricordare alla Fiom Family che tanto scalpita per installare il forno elettrico in questo quartiere scambiato per la villa di Sharon Tate, che il futuro di Cornigliano passa dal Politecnico che tra pochissimi anni si insedierà agli Erzelli (8 mila tra studenti professori, ricercatori, una massa umana con tante pause da occupare prendendo un aperitivo al bar dove magari anche studiare, alla ricerca di camere in affitto e servizi dedicati, come copisteria, cartolerie, librerie). A cui si sommano i posti di lavoro delle aziende hi tech già insediate sulla collina (2mila posti di lavoro più indotto) e a Sampierdarena e Sestri (altre centinaia di lavoratori). E a cui si aggiunge il business ultra promettente della ricezione turistica per B&B e servizi annessi essendo Cornigliano naturalmente ultra competitiva in questo settore giacché gli appartamenti costano ancora pochissimo grazie allo sconto pregiudizio e perché iper collegata alla qualunque (aeroporto, autostrada, ferrovia, centro di Genova), per non parlare che questo è l’unico quartiere fuori dal centro storico con le ville dei Rolli. E a cui volendo si può affiancare una riconversione delle aree Ilva per ospitare la logistica portuale, portatrice di altre centinaia di nuovi posti di lavoro.
A tutto questo benessere, a tutti questi stipendi rispettosi della dignità di chi li riceve e della salute di chi ci abita intorno, all’insediamento di questi settori produttivi in espansione e capaci di stare sul mercato da soli senza risucchiare ogni anno miliardi di fondi pubblici dirottati dalle nostre tasse (e sottratti alla sanità, alla sicurezza, al decoro urbano) a tutto questo che però verrà spazzato via in caso di un ritorno delle lavorazioni a caldo nelle aree Ilva, la Fiom Family sta dicendo NO. Perché?