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Rimesse AMT D’Acri e Reti in aree ex Ilva e nuovi spazi per la città? By E. N. Vigo
Che sia una operazione facile non lo si può certo dire, che sia molto utile invece sì.
L’Accordo di Programma per Cornigliano, scritto sulla Gazzetta Ufficiale e firmato da più ministeri, enti locali e sindacati, non è la legge dello Stato più facile in assoluto da modificare, ma un tentativo va fatto.
L’attribuzione in concessione (dal Demanio aeroportuale) delle aree alle Acciaierie d’Italia, ultima edizione del cambio di nomi e proprietà dell’attività industriale, fatto salvo il ruolo dei Commissari dell’ILVA che hanno dimostrato poca fantasia e mani legate oltre ogni ragionevole limite, non è una cosa semplice da gestire in questa fase di altissima criticità della vendita degli impianti (manca l’accondiscendenza negoziata del compratore) , dove da pochi giorni è caduta l’ennesima tegola sulla chiusura dell’altoforno di Taranto. Certo bisognerà fare i conti con l'”oste”, l’acquirente di Cornigliano, stabilimento i cui organici e impianti sono ai minimi termini, trascurati da tempo da chi aveva interesse a cancellare ILVA dallo scenario industriale internazionale. Le aree dove insiste l’acciaieria sono un piatto ghiotto e ci sono predatori in agguato, complice la politica locale squalificata.
L’uso industriale prevalente oggi fissa perlomeno dei paletti rigidi, e finalmente si può sperare che anche a Genova si possa fare qualcosa di serio ed utile per la collettività e non solo del filibustiere di turno. Trovo l’idea di trasferire in quelle aree, nella localizzazione razionalmente più idonea che non interferisca con l’attività del “freddo” dell’acciaio e dell’aeroporto, un sito produttivo di AMT, dove fare manutenzione seria in modo “industriale”, un impianto attrezzato con lo stato dell’arte tecnico d’avanguardia e del miglior layout possibile, un impianto produttivo a cinque stelle secondo il più aggiornato know how del settor, da dare in gestione ad uno staff tecnico alla guida di personale i prim’ordine, per dare una svolta alle problematiche critiche di cui oggi AMT subisce i disagi ed i danni. Ovviamente la contropartita di una ghiotta riorganizzazione urbanistica dovrebbe almeno prevedere la dismissione dei due depositi AMT di via SGD’Acri (Cornigliano) e via Reti, (Sampierdarena) per dare a quella porzione di Ponente della città sacrificata alle servitù quel respiro che merita e che a fatica si riesce s a realizzare.
I due Municipi interessati sono sicuro che avranno nei cassetti impolverati valide idee di migliore riutilizzo delle aree, e probabilmente le demolizioni del vecchi manufatti, non certo di pregio, sono una via obbligata. In questo modo in quelle aree (ex Ilva, ndr) si avrebbe di fatto un deposito con sito produttivo d’eccellenza, quello di cui Genova ha bisogno come il pane, allontanando nel contempo la fame di usi impropri di quelle aree.
Chiudo affermando che liberare le due vie oggi interessate dai flussi del deposito (traffico di mezzi ingombranti) sarebbe un risultato di grande valenza per i quartieri interessati. Stiamo a vedere con attenzione se questa idea ha le gambe per marciare mentre molti altri sono gli aspetti positivi di questa razionalizzazione e c’è tempo per studiare un piano d’insieme per dare il meglio all’iniziativa creando nuovi ambiti urbani, nuova civiltà per risarcire quelle comunità che tanto hanno sofferto lo sviluppo di Genova.