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Cornigliano, quando un cartografo “bastardo” ne tracciò i confini condannandola sine die.
Così, vous parlez per passare due minuti e con la necessaria premessa che chi scrive non ha personalmente ambizioni secessioniste né simpatie politiche per certo separatismo legaiolo ma avrebbe più piacere che tutto funzionasse bene nei confini attuali, è di questi tempi che il quartiere di Vesima, estremo ponente cittadino genovese, intende divorziare da Genova per passare sotto il Comune di Arenzano con il quale confina. Una richiesta di secessione vera e propria dopo anni di attese, incontri inutili, assenza della politica e tante incazzature fino alla rottura finale con una vera e propria dichiarazione di guerra da parte dello storico Comitato nato nell’anno 2000 per la salvaguardia del territorio.
Recita nelle ultime righe la lettera inviata al Comune dal Comitato: «………..Se un grande Comune come Genova non è in grado di assicurare alla sua ultima frazione occidentale i servizi civici fondamentali, la vita sociale e adesso neppure la sicurezza, perché non lasciare una simile responsabilità al più piccolo ma efficiente Comune limitrofo? Siamo certi che ella, signora sindaco, non ci osteggerà».
Motivazioni nobili e facilmente comprensibili nelle quali, come corniglianesi, non possiamo fare a meno di riconoscerci. La domanda però sorge spontanea. Può una parte di popolazione ben definita di un Municipio, ad esempio Cornigliano, chiedere di distaccarsi da questo venendo così di fatto a creare la decima municipalità? In Italia si potrebbe fare con la maggioranza della popolazione interessata ma solo in conformità con la Costituzione e le leggi regionali. Un discorso lungo che andrebbe approfondito.
Geograficamente parlando Cornigliano ha precisi confini che comprendono l’abitato principale a nord e a sud dell’omonima via (fabbrica compresa); la collina degli Erzelli con il suo polo tecnologico hi-tech, l’Università e l’ospedale; quella di Coronata con la sua enogastronomia e Campi con tutto il suo tessuto industriale, artigianale e commerciale fino al confine con Borzoli.
Si evince facilmente che i suoi confini geografici, all’interno dei quali un “bastardo” cartografo è stato tempo addietro bene attento ad non inserire null’altro che non fossero industrie manifatturiere, alcune altamente inquinanti, ci fanno bene comprendere il perché Cornigliano non venga considerata zona residenziale. Insomma a Cornigliano si produce più PIL che in qualunque altro luogo della nostra città, Porto compreso, ma i corniglianesi, all’ultimo posto nella graduatoria cittadina per occupazione, reddito e istruzione, non traggono alcun beneficio da questo mentre vedono inesorabilmente avanzare pesanti servitù e degrado.
Se Cornigliano non può mettere sul piatto ambizioni turistiche balneari, come può fare il quartiere di Vesima, potremmo ostentare molto ma molto altro. Non diciamo che vogliamo diventare una sorta di principato di Seborga e battere moneta (1 cornigiotto = 1 euro) ma semplicemente acquisire finalmente una nostra identità. Tranquilli tutti non ci sarebbero dazi da pagare basta il buongiorno la buonasera e l’arrivederci.
Se vedemmu