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Aeroporto di Genova. Occorre seguire la strada giusta non percorsi suicidi. By E. N. Vigo
Ammettiamo pure per un momento che la roadmap tracciata sia quella effettivamente in itinere nella testa dei “soloni” pubblici nostrani, , interpretando i desideri degli azionisti (qualche dubbio mi assale perché gli azionisti tutto sono tranne che gente del mestiere e quindi c’è il rischio che facciano cose inconsulte qui non previste, proprio perché questa ipotesi ha invece tutto sommato una ratio di livello superiore) analizziamo secondo questa ipotesi due questioni che resterebbero prive di una razionale spiegazione, ma magari sono io che non colgo appieno il senso della trattazione:
( 1 ) Socio industriale al 51% e il 49% in mano a a carrozzoni senza quattrini e senza “mestiere”, con tante pretese e paletti (infarciti nel bando di gara), che immagino ahimé tra l’insensato e il velleitario. Socio che dovrebbe per almeno 10 anni investire montagne di quattrini, quelli di cui il restante 49% dell’azionariato-Brancaleone non dispongono.
( 2 ) Si menziona il “cargo” come fosse il “pozzo di San Patrizio”, ma non c’è nulla o poco più (solo area courier), nulla di quanto millantato da Paroli e Spediporto, e qui il fattore “cargo” inaspettatamente valorizzato e ripreso.
E allora? Non voglio credere che a Genova si abbia paura della vivacità di mestiere delle iniziative private di settore, capaci di dare il meglio allorquando ci saranno condizioni oggettive per sviluppare un piano industriale serio, privo di lacci e lacciuoli cervellotici, l’unico possibile per fare uscire dalle secche l’aeroporto. Bisogna mettersi in testa che il 49% di azionisti squattrinati alla finestra, col cronometro in mano (e tasche vuote) a misurare i risultati, é l’ultima enclave sovietica fuori tempo massimo di un capitalismo retrivo, sorpassato e patetico che Genova non merita.
Mi auguro che la roadmap prospettata faccia riflettere per indurre qualcuno di buon senso a perseguire strade diverse, quelle che il settore richiede, senza scorciatoie infestate di trappole e percorsi suicidi ,di cui Genova non ha più bisogno.