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A Cornigliano non ci sono teatri. Troppa cultura fa forse paura?
Per un po’ di tempo i corniglianesi si erano illusi di poter ritornale ad avere un proprio teatro almeno fino a quando non arrivò dalla Curia romana un netto rifiuto ad un restyling e messa in sicurezza del teatro Calasanzio per renderlo fruibile attraverso una convenzione anche ai cittadini e non solo all’istituto Calasanzio. Restyling che grazie all’interessamento del Consorzio Global, che aveva a sue spese redatto un progetto e trovato possibili finanziatori, avrebbe restituito ai cittadini almeno un dei cinque teatri che esistevano un tempo a Cornigliano. Un inspiegabile netto rifiuto definitivo dei Padri Scolopi del Calasanzio al ricorso ad una convenzione per un utilizzo anche pubblico del loro prezioso teatro Liberty (vedi foto).
Si perché a Cornigliano c’erano ben cinque tra teatri e sale cinematografiche. L’Esperia di via De Cavero, il parrocchiale di Via Minghetti, il Calasanzio, quello del CRAL dell’acciaieria a Bombrini, quello parrocchiale di Campi e, fiore all’occhiello del quartiere e non solo, l’Eden di via Pellizzari.
Cornigliano non può oggi che provare invidia nei confronti di molti altri quartieri genovesi che hanno la fortuna di poter disporre di un luogo dove poter godere dell’opportunità di immergersi in quell’esperienza unica e coinvolgente che solo un teatro può dare. Un teatro visto anche come un’opportunità per esplorare temi e storie importanti, stimolare la riflessione e promuovere il dialogo sociale; insomma un luogo in cui i corniglianesi avrebbero potuto sperimentare emozioni, connettersi con gli altri e vedere il mondo da prospettive diverse, non solo un luogo di espressione artistica ma soprattutto di incontro sociale per stimolare riflessioni e empatia.
Venendo meno un teatro viene quindi meno uno spazio culturale, di svago e divertimento ma soprattutto di riflessione e confronto sulle tematiche sociali e politiche del nostro tempo perché attraverso le opere teatrali si possono denunciare le ingiustizie e le contraddizioni della nostra società stimolando il pubblico a riflettere e a reagire. Il teatro è un potente strumento per promuovere l’empatia e la comprensione tra le persone attraverso la rappresentazione di storie che ci consentono di metterci nei panni di altri e condividerne le loro emozioni.
Sarà forse questo il motivo per cui i corniglianesi non possono avere un loro teatro?
Se vedemmu