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Ex Ilva, si sgonfia la cordata dei “volenterosi” profittatori. By E. N. Vigo

CORDATA ITALIANA GIA’ AL TRAMONTO?

Se non intervengono i “carichi di briscola” Marcegaglia e Arvedi, alleggerendo la cordata dai “Dracula” più profittatori, tra le righe emerge in modo sempre più chiaro, e in larga misura lo era già fin dall’inizio, i prodromi erano inequivocabili, che l’iniziativa stesse già “cappottando in parcheggio”.

Intatto, e lo ribadisco a tinte forti, il tentativo frettoloso, tardivo, troppo impacciato di una cordata raccogliticcia oramai é chiaro che si sia sgonfiata o mai gonfiato, non tanto per l’avvicendamento di Gozzi, irrilevante e di poco peso, ma per quello che aleggia attorno alla vicenda.

Si sta parlando (col megafono assordante) più di paletti che di palanche, si sta a guardare cosa ci sia da “raspare” dal cilindro, e si mettono le mani avanti con le considerazioni di sempre, che ci vogliono tanti quattrini per ripartire in qualsiasi modo (messaggio diretto e neppure subliminale che Pantalone si prepari a scucire, “sguarare” in genovese, il borsellino), con un candore sospetto, quasi fosse una novità.

Sono significative alcune posizioni:
il perimetro di interesse della cordata italica esclude l’area a caldo;
intervento della Cassazione é mal visto, la eventuale ripartenza del “caldo” escluderebbe automaticamente la cordata;
la “due diligence” (pantomima in atto) ha già i prodromi orientati a chiedere una valanga di contributi pubblici (e profitti privati) per la sistemazione degli impianti, degradati nel tempo da mancate manutenzioni degli ultimi anni, soprattutto palesati nero su bianco dalla nota imputazione ad Arcelor Mittal di non aver provveduto adeguatamente a mantenere in efficienza gli impianti consegnati a suo tempo (per questo c’è in ballo una causa miliardaria di richiesta danni); la cosa é pedantemente ribadita prima ancora di formulare una richiesta di offerta, perché fin dall’inizio tutti sapevano e l’obiettivo era ben chiaro, e cioè il “pubblico” sborsi e senza tante storie, al primo segnale che le tasche sono vuote e la razzia viene osteggiata la cordata si dissolve.

Non che ci fossero speranze di un approccio diverso, la maggior parte dell’Armata Brancaleone aveva ben chiaro fin dall’inizio un tentativo blindato a non impegnare nemmeno un euro, ma dall’evaporazione prevedibile della cordata (male assortita), opzione B (ammesso che ne esista una), c’è la speranza che qualcuno tra gli industriali veri (non é difficile scremare ed indovinare chi) possa fare qualcosa di più “industriale” piuttosto che “rapace”, anche se le speranze sono al lumicino.

Insomma, chi ha creduto al bel sogno (io no) é servito, si sta perdendo tempo con riti da tragedia greca, secondo me l’orientamento del Ministero e della struttura commissariale non può che essere un approfondimento con Jindal, con il rischio di imponenti licenziamenti di maestranze dirette e dell’indotto, una bomba sociale che condizionerà il clima della vicenda in modo pesante.

Intanto i contorni della vicenda ILVA sono tossici, i comitati cittadini chiedono la chiusura di Taranto, e questo non aiuta, gli enti locali continuano con la loro ambiguità, la Magistratura sempre pronta a mettere le mani avanti con il ben noto canovaccio oramai sperimentato, un Governo che non decide e i possibili “privati” traballanti interessati a tutto o a parte (spezzatino) delle spoglie dell’Ex-ILVA, i Sindacati che ottusamente lanciano continui segnali di voler mantenere l’attuale assetto industriale costituito da Taranto, Cornigliano, Novi, Racconigi saldamente unito, decretando la fine degli impianti a freddo, senza più speranza.

Nulla fa presagire di uscire dallo stallo attuale. Prevale la navigazione a vista di un governo dei peggiori della Repubblica, che si fa strattonare dagli eventi, senza una roadmap ed uno straccio di politica industriale, che non ha gente all’altezza di governare. Capitalismo involuto, conservativo, destinato a soccombere nella sfidante competizione internazionale.

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