Ma basta con sta “vocazione siderurgica” del nostro territorio che pesa su di esso come una condanna sine die. E’ un po’ come pensare che chi è bravo nello sport, ad esempio nel lancio del martello, nella sua vita non debba fare altro. La politica provi a guardare oltre il suo naso e vedrà altre occasioni capaci di attrarre investimenti a Cornigliano in un diverso equilibrio tra occupazione, crescita e qualità della vita che può rendere Genova una città ancora più dinamica, attrattiva e accogliente.
Bisogna smettere di andare ognuno per conto proprio e sedersi tutti intorno ad un tavolo di confronto locale per costruire con una consapevolezza condivisa il futuro di Cornigliano e quindi della città che parta dal dialogo tra istituzioni, imprese, OOSS e corniglianesi dove questi ultimi hanno il preciso compito di preservare la loro storia e rafforzarla senza vederla snaturare. È un modo profondo di essere partecipi che rivela anche un grande senso di responsabilità.
Questo atteggiamento non vuol dire rinunciare completamente ad una forte vocazione manifatturiera che nessuno nega ma questa deve essere equilibrata e proporzionata al territorio e alle sue dinamiche demografiche e ambientali attuali e di quelle attese creando un forte legame ed una civile convivenza tra popolazione residente e industria.
Nessuno però deve dimenticare che Cornigliano esisteva prima di qualunque fabbrica.
Se vedemmu