Da leader, capigruppo, etc.. sentiamo sovente dire a risposta di ogni nostra istanza che: “ho fatto, ho detto, ho già provveduto, ci avevo già pensato, etc..” evitando nelle risposte perfino il più rispettoso uso del plurale maiestatico e quindi l’uso della prima persona plurale “NOI” (abbiamo fatto) al posto della prima persona singolare “IO” per esprimere autorevolezza, solennità o rappresentanza istituzionale. Tale comportamento è l’apoteosi di un egocentrismo di chi si dimentica che fa parte di una squadra che non nasce per tirare la volata ad un “campione” di turno ma per collegialmente fare gli interessi di un’intera Comunità.
Porre sempre noi stessi e le nostre ambizioni al centro delle decisioni compromette la cooperazione e l’interesse collettivo accentrandolo su di una unica, in molti casi ambiziosa, persona. Una leadership che rischia di dimostrare scarsa empatia verso tutto ciò che è collettivo perché più attenta al consenso e al proprio ego.
Le conseguenze di tale comportamento su di una coalizione possono essere fatali come si è visto nelle precedenti Amministrative municipali quando l’esasperata voglia di protagonismo ha di fatto impedito una efficace collaborazione tra gli stessi componenti la maggioranza di cdx (Giunta Pozzi) che, a seguito di una debacle elettorale che non ha precedenti, hanno dovuto cedere il passo in tutto il Municipio.
Si perché fin che ci sarà sempre qualcuno che tende a considerarsi il centro della ragione difficilmente ci saranno accordi e compromessi e andare a casa è un lampo perché avremo anteposto all’interesse collettivo le nostre personali ambizioni. In sostanza con il “Ghe pensi mì” avremo sempre coalizioni fragili e frammentate e difficoltà a raggiungere accordi.
Se vedemmu
