L’area ex ILVA di Cornigliano non è completamente bonificata: solo alcune porzioni sono state oggetto di demolizione e riqualificazione, mentre siti critici – come l’ex centrale elettrica e la falda – restano da bonificare o sono ancora in intervento secondo piani tecnici e analisi di rischio.
In questo contesto, anche solo ventilare l’ipotesi di un nuovo forno elettrico ad arco su un sito segnato da oltre vent’anni di dismissione industriale pesante – come l’area ex cokeria – significa ignorare una priorità evidente: quella di restituire alla città (e a nuovi lavori, ndr) aree realmente risanate.
Cornigliano è uno snodo strategico unico (porto, aeroporto, ferrovia, rete stradale): un patrimonio urbano che potrebbe attrarre imprenditoria ad alta tecnologia e sviluppo sostenibile.
Insistere su nuova siderurgia in un’area ancora ambientalmente irrisolta è una scelta che contrasta con i principi normativi di prevenzione, secondo cui ogni nuova attività industriale non deve determinare un peggioramento dello stato delle cose.
Dopo decenni di impatti sanitari e ambientali, sarebbe uno schiaffo alla storia e alla salute del territorio.
Come Genova seppe liberarsi da sola durante la Resistenza, così Cornigliano si è liberata da sola dal carbone.
Qui non c’è nulla da decarbonizzare.
Prima si bonifica. Poi si costruisce il futuro. Non il contrario.
