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Il “Comitato NO forno Genova” scrive a Michael Flacks. La risposta immediata (in calce) è al momento interlocutoria.

Genova, 28 gennaio 2026

Caro dottor Michael Flacks,

abbiamo letto attentamente le vostre recenti dichiarazioni relative all’accordo con il Governo italiano per il futuro dell’ex Ilva, in cui afferma l’impegno del vostro gruppo ad investire fino a cinque miliardi di euro per l’ammodernamento degli impianti, attraverso l’elettrificazione, il miglioramento degli altiforni e un percorso di decarbonizzazione orientato alla crescita sostenibile.

Queste affermazioni sembrano ricordare il passaggio ai forni elettrici e ai sistemi DRI, coerentemente con il piano industriale presentato dal Governo, che prevedeva tre forni elettrici a Taranto e uno a Genova. Tuttavia, nell’intervista rilasciata all’emittente ligure Primocanale, chiesto specificamente sull’ipotesi di forno elettrico a Cornigliano, ha dichiarato che “è troppo presto per parlarne”, limitandosi ad affermare che l’obiettivo è produrre “acciaio verde”.

Riteniamo necessario chiarire un punto fondamentale: a Genova, e in particolare a Cornigliano, la decarbonizzazione non è un obiettivo futuro, ma piuttosto una realtà consolidata da oltre vent’anni. È stato raggiunto grazie alla chiusura della produzione a caldo, ottenuta attraverso una lunga e dolorosa mobilitazione di cittadini, che per decenni vivono con emissioni altamente nocive vicino alle abitazioni.

Il Comitato No Forno Elettrico, sostenuto da numerosi studi scientifici, ha già inviato alle istituzioni locali, nazionali ed europee dati documentati sull’impatto ambientale dei forni elettrici ad arco. Cornigliano presenta ancora le conseguenze dell’esposizione industriale prolungata: non a caso è il quartiere con i più alti tassi di mortalità dell’intera città genovese.

Per questo motivo riteniamo doveroso affermare chiaramente che i cittadini di Cornigliano non sono aperti al ritorno alla produzione siderurgica, sotto qualsiasi forma. Non si parte da una tabula rasa: l’inquinamento ha lasciato profonde cicatrici sul territorio e sulla sua popolazione. Qualsiasi tentativo di reindustrializzazione dell’acciaio, anche se presentato come “green”, incontrerà una strenua opposizione civica e, se necessario, il ricorso a strumenti giuridici nazionali ed europei per tutelare la salute pubblica. Genova città che ha dimostrato, nel tempo, una straordinaria capacità di resistenza civica. Cornigliano è unica nel panorama industriale italiano: è l’unico sito ad aver ottenuto, attraverso un Accordo di Programma firmato dallo Stato, la chiusura definitiva della produzione di acciaio laminato a caldo e l’avvio di un processo di restituzione del terreno alla città, riconoscendo la tutela della salute come non negoziabile priorità. Questa storia non può essere ignorata o riscritta. La decarbonizzazione è già avvenuta a Cornigliano. E non si torna indietro.

Grazie per la vostra attenzione.

Cordiali saluti

Comitato No forno elettrico Genova https://www.facebook.com/share/1E3tNmUELy/?mibextid=wwXIfr

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