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A Cornigliano si stava meglio quando si stava peggio?

Ovvero nostalgia per un passato sotto certi aspetti percepito come migliore rispetto al presente, anche se all’epoca giustamente ci si lamentava delle condizioni ambientali, e come critica ironica verso un discutibile presente. Non ci riferiamo certo dell’età dell’oro ma a quella in cui a Cornigliano, tra i fumi e miasmi dell’acciaieria, erano presenti servizi essenziali che oggi non ci sono più.

Al Centro Civico di Villa Spinola Narisano potevi trovare il Cup (Centro Unico Prenotazioni) e un centro prelievi che poi veniamo a sapere, ma solo dopo la loro chiusura in quanto eravamo in piena campagna elettorale, che l’utenza era troppo bassa. Pensate “solo” 5mila utenti l’anno che immaginiamo potessero essere la popolazione anziana corniglianese costretta oggi a recarsi in Fiumara o a Solimam. Ancora al centro Civico potevi trovare il Consultorio e il Sert. Quante donne e ragazzi corniglianesi hanno trovato aiuto e conforto in quelle stanze in anni veramente difficili. Il centro prelievi riaprirà successivamente in parziale convenzione con un istituto privato in piazza Rizzolio ma solo grazie alla Pubblica Assistenza Croce Bianca. Tutto questo accade mentre nel tempo in altri quartieri genovesi si inaugurano in pompa magna “Case della salute e di Comunità”.

Chiudono all’unisono gli uffici comunali di Anagrafe, Stato Civile e servizi Cimiteriali per poi riaprire successivamente in funzione ridotta a seguito delle giustificate lamentele dei residenti ma solo il martedì e il venerdì mattina gli stessi giorni in cui a Cornigliano si svolge uno sparuto mercato nelle vie Vetrano, Bertolotti e Verona.

Ma l’accanimento amministrativo non finisce quì. Chiude la locale sezione della Polizia Municipale in villa Serra che avrebbe dovuto trasferirsi nei nuovi locali in piazza Moisello che restano vuoti e utilizzati solo come spogliatoio degli agenti. I corniglianesi se hanno bisogno della Polizia Locale devono recarsi a Sestri.

Se poi a tutto questo aggiungiamo la chiusura, nella più totale indifferenza istituzionale, di numerosi circoli storici trasformatisi in qualche cosa di diverso e la conseguente desertificazione sociale e commerciale di una gran parte del nostro territorio possiamo facilmente capire del perché oggi accadono certe cose.

I saggi latini dicevano “Tempora mutantur, nos et mutamur in illis” che significa letteralmente “ I tempi cambiano e noi cambiamo con essi” ma a decidere dei nostri cambiamenti sono sempre altri. Affermare che tutto questo è fisiologico e che doveva inevitabilmente accadere è semplicemente vergognoso e perverso.  

Se vedemmu

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