News

Quei sottopassi “tombati” per inciviltà e incuria amministrativa. By A. Di Lorenzi

La breve vita dei sottopassi di Cornigliano racchiude tutta un’epoca ben precisa. Relativamente breve, se vogliamo, perché questo periodo si è snodato dagli anni ’60 fino a trascinarsi stancamente (forse anche troppo) ai tempi nostri. Erano partiti di slancio, i sottopassi, imbarcando l’energia positiva e propositiva degli anni ’60, facendo leva sulla “buona educazione” ed il “rispetto civile” di ciascuno di noi. Ti permettevano di attraversare la strada senza correre il benché minimo rischio, a patto che tu avresti disceso e poi risalito, una scalinata rivestita di gomma nera.

Gli inizi, ah gli inizi, sono sempre sfolgoranti: scendevi giù, ed avevi l’impressione di addentrarti in un night club, in un locale privilegiato, o quanto meno in un posto…per bene. Vi erano le vetrine, illuminate sapientemente al neon, che esponevano articoli per reclamizzare qualche negozio di Cornigliano.

Erano tre, i sottopassi di Cornigliano: DufourRizzolio e Massena. Il fantastico “idilio” delle vetrine illuminate al neon durò meno di un sospiro: sembra incredibile ma anche negli anni ’70-’80 eravamo degli incivili, dei vandali proprio come adesso. Solo che a quei tempi questo “degrado” faceva…”più natùre” usando un Guccinismo, sembrava cioè più dovuto al fato e al destino, più che all’inciviltà di ciascuno di noi. Iniziarono quindi a sparire le magiche vetrine perché…troppo rompibili, iniziarono a comparire delle simpatiche siringhe in plastica ultimo modello della collezione “Estate/Inverno”, insomma, i sottopassi cominciavano a rivelarsi posti poco raccomandabili, da attraversare in tutta fretta, senza soffermarsi troppo sugli spiacevoli particolari. Ma al degrado, come ben si sa, non c’è mai un limite ben preciso: dal vandalismo all’abbandono tossico, finalmente (si fa per dire) si approdò ai cosiddetti “servizi igienici non del tutto autorizzati“. Questa fu la classica goccia responsabile della tracimazione dell’altrettanto classico vaso.

I sottopassi ormai erano un qualcosa di imbarazzante, difficile, molto difficile da sopportare. E così, si inziò a “sopprimere” Dufour, con tutta la sua spazzatura e relativi sbuffi di urina. Poi avvenne l’amputazione di Rizzolio, sotto gli occhi esterefatti della “Pescheria Ezio” ed ai pianti disperati della ancor esistente Farmacia Angelini. Infine, in odor di riqualificazione, venne “cementato” Massena. L'”Operazione Sottopasso” era ormai conclusa: a Cornigliano, posti simili, seminascosti ed appartati, non possono aver ragione di esistere perché sono in grado di stimolare il peggio di noi stessi, sia che a cantare possa essere Caterina Caselli, Sergio Endrigo, oppure Achille Lauro. Al degrado, da ormai tanto tempo, non c’è epoca.

NDR: un riutilizzo di almeno uno dei 3 sottopassi tombati su via Cornigliano per accogliere una cabina elettrica di trasformazione del progetto 4ASSI fu richiesto dal cornigiotto con una PEC al Comune di Genova e AMT. In altre zone della città vecchi sotto passagi pedonali ospitano tutt’oggi cabine elettriche. Si sarebbe così potuto evitare, e decisamente a minor costi, la costruzione della cabina nel parcheggio di via Bertolotti evitando inutili e onerose opere di scavo e un contenzioso con i residenti.

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

I più letti

To Top