A Genova, come in ogni grande città, ci sono un’infinità di questioni da affrontare e dirimere; ma mentre vengono prese, detto/fatto da un giorno all’altro, decisioni impattanti e sconvolgenti (sky metro, water front, ecc…) banali decisioni di routine legate al decoro urbano paiono irrisolvibili nonostante propagandistici proclami di un’Amministrazione a suo dire attenta.
E’ il caso dei relitti di cicli palesemente abbandonati da anni su via Cornigliano. Smentiamo una volta per tutte la narrazioni sulla loro inamovibilità che viene fatta dal nostro Municipio.

Non è vero che non si possono rimuovere perché legati con una catena. E’ sufficiente un’ordinanza ad hoc evidenziata con un cartello sul posto che dia un tempo per la loro rimozione da parte dei proprietari altrimenti provvede il Comune alla loro rimozione in maniera coatta. Le motivazioni addotte possono essere diverse. Perché rappresentano un pericolo (e in alcuni casi lo sono), per il decoro urbano, per manutenzione degli stalli, ecc.. L’unico motivo per cui il Comune non lo fa è perché la rimozione avrebbe per lui dei costi in quanto dovrebbe comunque custodire i relitti per un po’ di tempo in un magazzino privato per una eventuale rivalsa dei proprietari che è evidente a tutti non ci sarà mai.
Eppure la legge è chiara:” Per la rimozione delle biciclette occorre l’intervento dell’autorità pubblica, la quale è l’unica che può procedere ad un prelievo coattivo. Salvo disposizioni contrarie, per i velocipedi si osservano le stesse norme previste per tutti gli altri mezzi, norme che (a partire dal codice della strada sino alla regolamentazione locale) vietano in genere l’abbandono sul suolo pubblico o l’intralcio del traffico regolare. L’art. 159 del codice della strada statuisce che alla rimozione dei veicoli provvedono gli organi di polizia stradale di cui all’art. 12 dello stesso codice”
Assessore al decoro urbano Mauro Avvenente pensaci tu per favore.
Se vedemmu