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A chi pensa che i corniglianesi hanno la sveglia al collo e basti loro la “paghetta”.

Si fa sempre più reale l’ipotesi che presto i corniglianesi debbano tornare a difendersi, come avvenuto in passato, da scelte perverse che hanno stravolto il loro territorio e la loro vita per ben oltre mezzo secolo. Variato negli anni il tessuto sociale e commerciale potrebbe accadere che Cornigliano non trovi più oggi al suo interno le forze necessarie che aveva un tempo, in senso di numeri, a contrastare attacchi che possono arrivare da soggetti preparati e soprattutto interessati ad un indesiderato cambiamento.

Partendo dal principio che per ritrovare le forze occorre soprattutto unità vediamo come ritrovare quest’ultima per affrontare insieme sfide complesse e come nello stesso tempo proporre soluzioni innovative.

Perdonate l’inglesismo ma serve innanzitutto una “task force” cioè un gruppo ristretto di individui, scelti per la loro alta competenza tecnica e giuridica, specializzazione e conoscenza del territorio corniglianese, che si riunisce per raggiungere un obiettivo specifico o per condurre un’operazione mirata ad affrontare situazioni complesse con l’apporto di esperti in settori specifici.

Ovvia condizione ideale, ma non indispensabile, sarebbe che a farne parte siano persone (medici, professionisti, avvocati, giuristi, ambientalisti, stakeholder, ecc…) che vivano il quartiere o che con esso abbiano affetti e legami anche solo professionali.

Le task force rappresentano un elemento indispensabile nella gestione di situazioni complesse, siano esse emergenze sociali e sanitarie o crisi ambientali, in quanto composte da esperti di diverse discipline che all’occorrenza devono avere la capacità di mobilitare persone, associazioni e risorse  per ottenere risultati efficaci e tempestivi.

A chi pensa che i corniglianesi abbiano la sveglia al collo e l’anello al naso, con tutto rispetto per gli aborigeni,  ai quali magari dare come “paghetta” alcuni giochi per bimbi a fianco a dei TIR a Bombrini, mettiamo sul piatto onestà, competenze, serietà, etica e amore per il nostro territorio con un modello di collaborazione dal basso indispensabile per promuovere la resilienza a difesa della nostra comunità.

Se vedemmu

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