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Come piazzare con furtività e reticenza un forno elettrico a Cornigliano.

Ovvero: come introdurre surrettiziamente una nuova area a caldo.

Le dichiarazioni del ministro Urso confermano ciò che i comitati e le associazioni denunciano da tempo: a Genova Cornigliano non è in atto alcuna decarbonizzazione, ma un tentativo di introdurre surrettiziamente una nuova area a caldo.

Lo stesso articolo evidenzia che il forno elettrico renderebbe lo stabilimento di Cornigliano autonomo nella produzione dell’acciaio, spezzando il legame con Taranto e aprendo di fatto alla logica dello “spezzatino” industriale, anche se ufficialmente negata. Si ammette chiaramente che, per realizzare l’impianto, occorrerà rivedere l’Accordo di Programma del 2005, quello stesso accordo che aveva sancito lo stop definitivo della produzione a caldo a Genova e che rappresenta una garanzia per i cittadini e per i lavoratori.

Inserire Genova nella strategia nazionale di “decarbonizzazione” significa forzare i vincoli esistenti: qui non c’è nulla da decarbonizzare, perché la produzione a caldo è stata spenta vent’anni fa. In realtà c’è il tentativo di riaprire la strada a impianti energivori e inquinanti in un quartiere densamente popolato, con la scusa dell’autonomia produttiva.

Non è dunque in discussione la decarbonizzazione di Taranto, che ha un senso industriale e ambientale; a Genova, invece, l’ipotesi del forno elettrico appare come una scelta politica mascherata da transizione verde, in aperta contraddizione con lo spirito e la lettera dell’Accordo del 2005.

Da Genova 24 21 agosto

“Non è previsto alcuno spezzatino, ma si potrà valutare la possibilità di realizzare due diversi investimenti: uno per l’area Nord e l’altro per Taranto – ha detto Urso in un’intervista ad Affari Italiani – Ipotesi che potrà essere presa in considerazione esclusivamente nel caso in cui garantisse risultati complessivi migliori in termini produttivi e occupazionali, pur rimanendo la nostra preferenza per un unico complesso. Si tratta di una decisione che dipenderà molto anche dalle scelte di Taranto riguardo alla collocazione del polo Dri e quindi della nave rigassificatrice”.

“Le trattative per la vendita procedono – ha detto ancora Urso -. I tre grandi player internazionali che avevano partecipato alla gara precedente sono ancora in campo e auspichiamo possano presto aggiungersi anche altri soggetti. Tra le novità, è prevista la possibilità di presentare offerte anche per l’area del Nord, qualora ciò garantisse un miglior equilibrio in termini occupazionali e produttivi. Inoltre, si valuta l’ipotesi di un quarto forno elettrico a servizio di Genova e degli stabilimenti piemontesi“.

Ipotesi forno elettrico a Cornigliano, cos’è e cosa prevede

Dunque quella del forno elettrico a Cornigliano è ancora definita una “ipotesi”, sebbene il piano di decarbonizzazione presentato a sindacati ed enti locali in Puglia includesse anche i 2 milioni di tonnellate all’anno prodotti a Genova nel calcolo per arrivare a 8 milioni di tonnellate per l’intero complesso. L’area individuata è quella dell’ex centrale termoelettrica per un totale di 70mila metri quadrati con ricadute occupazionali stimate per 700 lavoratori in più. Per l’impianto Dri e la relativa nave rigassificatrice, invece, la scelta sembra essere esclusivamente tra Taranto (che manterrebbe la prelazione) e l’alternativa Gioia Tauro.

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