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Genova città a vocazione turistica o portuale e siderurgica? By E. Vigo

Non vi è alcun dubbio che la storica vocazione sia la prima indiscutibile radicata e professionale legata alla portualità e allo shipping in generale.
Gli spazi per uno sviluppo vanno trovati oltre appennino, benché il suo isolamento e ritardo infrastrutturale ne condizioni lo sviluppo.

Questa attività trascina anche il settore già molto sviluppato e qualificato delle professioni.

A seguire il comparto industriale, irrinunciabile: Ilva e le sue lavorazioni in primis che vanno estese e riqualificate che sono pregiate ad alto valore aggiunto (il forno elettrico sarebbe una violazione degli accordi, un danno per lo stesso stabilimento di Cornigliano perché assorbirebbe risorse smisurate a scapito di altri più importanti investimenti), altre industrie del territorio vasto del comprensorio Genovese meritano attenzione e una città attenta ai loro bisogni.

Ma non basta, la posizione geografica ed il clima mite suggeriscono di puntare fortemente sul settore della sanità, quello ordinario e quello relativo alla cura e alla residenza degli anziani singoli e a coppie, in residenze protette a prezzi accessibili, assicurando loro una vita dignitosa.
La Liguria e Genova dovrebbero essere in grado di ospitare residenze per gli anni d’argento per una vasta platea di anziani da fuori regione.

Il turismo sembra essere una grande risorsa per Genova, una città che ha molte perle nascoste da valorizzare e che finora ha lasciato in mano il settore ad una politica maldestra, incapace o quantomeno timida e con scarse idee per valorizzare questa enorne risorsa , ed è meglio precisare che non sarà mai alternativa agli altri comparti economici.

Poi c è il capitolo cultura e soprattutto l’università, una crisalide che non riesce a diventare farfalla, incapace di creare dei campus all’inglese che potrebbero incrementare le presenze di studenti da fuori sede in grado di dare un grosso valore aggiunto alla città.

Infine il commercio e l’accoglienza devono cambiare passo, lo stereotipo che oramai si è consolidato non aiuta, bisogna lavorare molto sulla qualità dell’accoglienza, dell’empatia e del rapporto umano.

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