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“Depaving” a Bombrini specchietto per le allodole?

Partirà  da Cornigliano il “DEPAVING”, così almeno con un neologismo anglofono la nuova giunta ha definito  la “deimpermeabilizzazione” di circa un terzo del terreno posto a sud di villa Bombrini per costruire un parco urbano piantumato.

L’idea nasce in America per ridurre il rischio di frane e inondazioni e per migliorare la qualità della vita urbana. Ma vediamo nel nostro caso di cosa si tratta. Il nobile intervento intende restituire alla natura il suo spazio sostituendo l’asfalto e il cemento con piante, erba, alberi e terreno per migliorare la salute pubblica e le biodiversità. Ecco che il nostro pensiero inevitabilmente va a chi voleva in quel luogo costruirci sopra un autoparco per un empatico imprenditore genovese e allora come possiamo non essere d’accordo al depaving?

Fermo restando il fatto che a noi indigeni piace l’idea del parco a Bombrini, del quale se ne parla da almeno venti anni; in quanto perfetti conoscitori del territorio non possiamo però fare a meno di esprimere alcune perplessità come ad esempio del perché l’idea del parco impegnerebbe solo circa un terzo dell’area disponibile e non tutta ponendoci la domanda: ma cosa si intende costruire negli altri due terzi?

 Ma parliamo prima del sedime interessato dal depaving (area A5) che non ci risulta essere né cementato né tantomeno bitumato ma già permeabile perché bonificato a suo tempo da Società per Cornigliano e dove una natura spontanea selvatica cresce già rigogliosa al punto che se non periodicamente sfalciata può rendere quel luogo quasi inaccessibile. Qualcuno giustamente potrà pensare che è già un passo avanti nella costruzione del parco.

Bene il parco dunque ma ora vediamo quelle che sono le preoccupazioni di chi fin dal primo giorno ha seguito e segue con attenta critica costruttiva le trasformazioni del quartiere e in modo particolare del destino di quell’area dove già esistono diverse proposte del territorio.

Potremmo anche sbagliarci ma che si parli oggi solo del parco suona per noi come una sorta di specchietto per allodole per distogliere l’attenzione dalla parte più appetibile di quell’area che sono i restanti due terzi sui quali, come riportato in più occasioni da diversi media locali, c’è la palese attenzione di soggetti terzi. Il nostro timore è quello che ci viene “regalato” un parco, ne abbiamo già uno pubblico molto più grande abbandonato da anni dall’Ammnistrazione, ma saranno altri a decidere del destino dei restanti circa 20mila mq. Ovviamente siamo pronti a chiedere pubblicamente scusa se ci sbagliamo.

Un suggerimento: perché  altrettanta attenzione al depaving non viene con la demolizione del vecchio depuratore di Campi, che non viene mai menzionato, per restituire l’aria e spazi ai residenti del ghetto?

Se vedemmu

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