“Bisogna trovare in qualche modo, dentro la struttura che dovrà seguire questo processo, un occhio specifico che guardi alla dimensione di Genova, che ha pagato anche il fatto che nel corso del tempo l’attenzione giocoforza si è concentrata sulla dimensione di Taranto. Quindi anche quei pochi soldi che ci sono stati, quella poca capacità di innovazione, si è oggettivamente spostata in quella direzione”.

Queste le parole di Andrea Orlando (foto), ex Ministro del lavoro attualmente Consigliere Regionale della Regione Liguria ed esponente di spicco del Pd, al convegno sulla siderurgia a Genova. Se oggi Genova ritiene di aver ricevuto meno attenzione di Taranto, forse bisognerebbe ricordare una verità storica che troppo spesso viene dimenticata:
Genova non ha più l’area a caldo da decenni.
Mentre Genova si liberava dell’inquinamento dell’area a caldo, perché “incompatibile con il contesto urbano e con la tutela della salute dei cittadini” Taranto continuava a produrre acciaio per l’Italia pagando il prezzo più alto in termini ambientali, sanitari e sociali.
Per questo sorprende sentir dire che l’attenzione si è concentrata su Taranto, quasi fosse stato un privilegio. Si dice che l’attenzione si sia concentrata su Taranto, una attenzione che non si è rivolta certamente al territorio perché per decenni l’attenzione politica si è concentrata soprattutto sulla sopravvivenza dell’impianto siderurgico, non sulla tutela dei cittadini. Se quello era un privilegio, è difficile capire perché Taranto continui a pagare il prezzo più alto in termini ambientali, sanitari ed economici. Taranto non ha ricevuto un trattamento di favore…tutt’altro! Taranto ha ricevuto il peso che le è stato scaricato da altri! Il peso che altri territori non hanno più voluto sostenere. Il peso scaricato da scelte politiche razziste, perché Genova andava salvata e Taranto sacrificata. Per questo colpisce la rappresentazione di una Taranto privilegiata dall’attenzione politica e dagli investimenti.
L’attenzione ricevuta da Taranto non è stata un premio. È stata la conseguenza di una crisi industriale, ambientale e sanitaria senza eguali in Europa. Se oggi si chiede più attenzione per Genova allora bisognerebbe anche ricordare perché Genova (Cornigliano, ndr) non vive più da decenni ciò che Taranto continua a vivere ogni giorno.
E forse la domanda da porsi è semplice: Genova sarebbe disposta a riprendersi l’area a caldo che non ha più voluto? Perché non si possono rivendicare gli investimenti dimenticando dove sono stati concentrati per anni i sacrifici. Taranto non ha ricevuto un privilegio. Ha sostenuto il peso della siderurgia italiana.