E’ stato chiesto al cornigiotto, in quanto sopravvissuto “aborigeno”, cosa ne pensasse della rotonda su piazza Massena e, con la necessaria premessa che a chi risponde tutto sommato piace il lavoro svolto sulla piazza, non ci sottraiamo alla domanda postaci con una risposta che non può essere altro che pubblica.
Partiamo dal punto di vista della viabilità. Come più volte fatto presente in passato la rotonda non risolve pienamente il problema del traffico sull’incrocio a causa del “tappo” rappresentato dal semaforo su via D’Acri mentre il raccordo su via Cornigliano soddisfa di più le fantasie geometriche di qualche architetto che le necessità di un autista AMT alla guida di un bus di 18 metri costretto ad una vera e propria chicane.
Detto questo parliamo adesso dell’isola a centro strada e del suo arredo interno cioè di quello che doveva diventare il “biglietto da visita” del quartiere. Progettata attraverso un concorso di idee dagli studenti della facoltà di architettura di Genova, e già da qui non si comprende del perché affidare a terzi seppur qualificati il progetto e non magari aver reso partecipe anche solo a livello interlocutorio il Gruppo di Lavoro municipale.
Una prima osservazione riguarda l’orientamento a nord della frase latina “Gutta cavat lapidem” (sul suo significato si veda il link in calce) e non a levante sulla viabilità di principale scorrimento. Belli i pannelli serigrafati luminosi, anche se poco visibili di giorno, alle quali avremmo aggiunto anche un riferimento alla siderurgia che nel bene e nel male è parte della storia del nostro territorio. Anche il gozzo cornigiotto con vela latina lascia un po’ a desiderare in quanto non è bene evidente la sua principale e unica caratteristica di prua, pernaccia e poppa retroverse come era nella sua realtà costruttiva.
Un ultimo appunto sul verde presente sulla nuova piazza che è più che altro un appello: fate in modo che non subisca l’incuria amministrativa di tutto l’altro verde presente nel quartiere.
Se vedemmu
“Gutta cavat lapidem” a Cornigliano forse un tempo ma oggi? – il cornigiotto