Condivisibile e interessante la filosofia di fondo dell’idea che merita di non essere accantonata e su cui vale la pena far convergere opportune riflessioni ulteriori, un brainstorming che raccolga tutte le istanza cittadine, che per brevità per parte mia sintetizzo in alcuni punti qui di seguito.
Che a Genova circolino liberamente motocicli con motori termici obsoleti ed inquinanti é qualcosa che va fermato e regolamentato in tempi relativamente brevi. Milano ha prorogato il divieto di accesso e circolazione per motoveicoli e ciclomotori a due tempi Euro 2 e 3, a gasolio Euro 2 e 3 e a benzina a quattro tempi Euro 0, 1 e 2 fino al 1° ottobre 2027. La proroga è in linea con le previsioni del Piano Aria e Clima (PAC) vigente e mira a ridurre le emissioni da trasporto stradale di PM10 e NO2. E’ ora che Genova, sempre in ritardo, faccia un passo avanti di civiltà e di sostenibilità del trasporto privato.
Far pagare la sosta alle moto é una idea su cui lavorare, temporalmente va rimandata quando AMT riuscirà a garantire un servizio più adeguato in tutta la città e nelle zone collinari, le maggiori generatrici di traffico privato per intuibili ragioni.
La questione dei parcheggi casuali o massivi di moto “stile Saigon”, che é la angosciate e insostenibile moda genovese da anni é qualcosa che va meglio regolamentato (e sanzionato). Per introdurre forme più o meno sostenibili di pagamento soste il Comune deve studiare un piano di sufficienti parcheggi di interscambio, innanzitutto i modo promiscuo con le auto, ed in zone centrali di parcheggi sotterranei o edifici riadattabili allo scopo, e presentare ai cittadini un piano articolato e condiviso con i Municipi.
Poi c’è la “vexata quaestio” delle limitazioni al traffico privato in centro, dove l’accesso delle moto dovrà essere in qualche modo regolamentato, stile Area C di Milano, con le opportune personalizzazioni dettate dalla orografia genovese.
