Speranzosi attendiamo che la volontà politica ostentata dalla new entry a Tursi di mettere davvero al primo posto l’ascolto del territori e la salvaguardia del nostro patrimonio culturale e ambientale nel loro più ampio significato, diventi presto realtà. Nel frattempo affrontiamo una quotidianità ben diversa fatta in molti casi di disgregazione e ingiustizia sociale, marginalizzazione, individualismo, favoritismi ed esclusione dalle scelte politiche di quella parte della società civile composta da associazioni e comitati che più di ogni altro soggetto hanno una approfondita conoscenza del territorio e di quelle che sono le reali necessità dei suoi residenti.
Fatta questa premessa, in questo contesto, per affrontare le sfide che Cornigliano ha di fronte, c’è la necessità di rendere il nostro quartiere più umano, attrattivo, inclusivo, pulito e sicuro. Qualunque amministrazione può fare molto ma non pensiamo possa fare da sola se ciascuno di noi non farà la sua parte a difesa del territorio.
Pensiamo allora cosa possiamo fare da subito per salvarci dalla predazione del nostro territorio da parte di pesanti e inamovibili servitù calate dall’alto senza alcun processo di coinvolgimento delle comunità locali, finalizzate alla produzione di un valore aggiunto indesiderato che sconvolge la fisionomia del tessuto urbano, abitativo e commerciale del nostro quartiere e che inevitabilmente produce degrado e quando questi diventa ben visibile e quotidiano, diventa irritante e crea un senso di impotenza nei residenti mentre fa la gioia di giornalisti e dei leoni da tastiera che possono finalmente dare addosso all’amministratore di turno. Un fatto negativo diventa così una notizia da pubblicare senza mai andare a fondo per capire le ragioni della sua esistenza e cercarne quindi rimedio. “Piove, Governo ladro” e tutto finisce lì.
Ma chi sono i principali attori del degrado urbano? E’ triste ammetterlo ma ciò che avviene nel nostro quartiere è soprattutto responsabilità di chi ci abita e di chi ci lavora e ovviamente sono responsabili dello stato dell’ambiente urbano anche le Autorità locali che si dimostrano inefficienti.
Associazioni e Comitati locali potrebbero dare un grande contributo alla civiltà ma pur vivendo fianco a fianco ma non in simbiosi, creano una eterogeneità che favorisce il distacco e l’incomprensione tra gli stessi gruppi, e quindi tra i cittadini, e una conseguente crisi del comportamento collettivo che solo in rare occasioni risulta univoco. Dobbiamo capire che se non ci sentiamo parte di una comunità, a causa dell’assenza del senso di appartenenza, siamo vittime di un individualismo che porta inesorabilmente ad una maleducazione diffusa e a comportamenti lesivi di un’intera comunità. Possiamo quindi dire senza ombra di dubbio che le indecorose condizioni del nostro quartiere sono inversamente proporzionali al nostro senso civico e all’attenzione che la Pubblica Amministrazione ha verso di noi.
In conclusione. Il degrado urbano crea danni alla comunità e le responsabilità ricadono in gran parte sulla parte di popolazione, residente e non residente, che si dimostra refrattaria alle norme di civile convivenza e che non si sente parte integrante della comunità urbana del proprio quartiere mentre la Pubblica Amministrazione, e principalmente le forze politiche che fanno parte della maggioranza, hanno la propria parte di responsabilità in quanto dovrebbero intervenire di propria iniziativa contro il degrado urbano e non solo in seguito alle reiterate istanze dei cittadini.
Se vedemmu
El Morisco
02/07/2025 at 10:04 AM
Purtroppo i comitati all’italiana più che sbraitare magari anche cose giuste non fanno. Abbiamo invece bisogno di un comitato civico e comunitario che organizzi i residenti volontari con giornate dedicate alla pulizia e ad invitare i negozianti a mantenere pulito lo sommario davanti al loro esercizio. Un comitato sponsorizzato dal municipio, che abbia la collaborazione della polizia locale, che formi i cittadini nel mantenere pulito il quartiere.