C’era una volta Cornigliano Ligure, borgo di pescatori e meta di turismo d’alto livello.
Mia suocera mi racconta ancora dei bagni in prossimità di Castello Raggio divenuti ormai solo un triste e bel ricordo al tempo stesso.
Poi è arrivato il periodo dell’industrializzazione del dopo guerra: la “fame di lavoro” che ha trasformato e sacrificato questo borgo in quartiere industriale.
Oggi si definisce il quartiere semplicemente Cornigliano perché nulla ha più a che fare con altre località turistiche similmente denominate come Finale Ligure, Celle Ligure..
Non ha più identità: solo Cornigliano.
Decenni di inquinamento pesante, decenni di malattie e morte per arrivare alla consapevolezza che le lavorazioni a caldo non potessero essere più compatibili per la stretta vicinanza a quartieri abitati.
Oggi dopo 25 anni dalla chiusura del ciclo a caldo stiamo vivendo un incubo: quello della possibilità di un ritorno al passato; tutto cancellato in un attimo.
Ci raccontano che con il forno elettrico avremo un “ritorno ambientale” e personalmente mi sento offesa ed indignata nel sentire certe dichiarazioni.
A seguito della chiusura del ciclo a caldo ci avevano poi raccontato la bella favola che Cornigliano avrebbe avuto la sua “riqualificazione”…che però non è mai scientificamente arrivata ed è sotto gli occhi di tutti come invece hanno reso il quartiere: hanno già costruito l’impianto DAC (impianto di trattamento fanghi più grande in Italia) facendolo passare per semplice depuratore ed ora questa ennesima servitù che porterebbe indietro di 50 anni un quartiere già devastato e martoriato.
Non mi vengono altre parole: INGANNO.
Comunque sia, ci opporremo con tutti i mezzi e, chi ricorda Padre Giacomo, sa perfettamente che Cornigliano vuole GIUSTIZIA
Abitante di Cornigliano Ligure
(foto dal web di una sovrapposizione temporale topograficamente corretta)