Questo territorio non offre ai nostri giovani opportunità di lavoro interessante e remunerato in maniera decente.
Ecco, questo dato della fuga dei giovani è da far studiare bene a chi pensa di fare il forno elettrico a Cornigliano, così scappano ancora più a gambe levate perché offrirgli di tornare ai bei tempi dell’industria primaria è come prenderli in giro.
Nessuno di loro si applicherà per entrare all’ILVA, questo ai decisori deve essere molto chiaro.
Togliamola di lì, l’acciaieria, spostiamola a Novi e mettiamo nell’area più preziosa del Mediterraneo un mix di imprese high tech (coi cavi sottomarini in arrivo a Genova la città è stato detto che diventerà “capitale del dato”), servizi e anche logistica se avanzata (non certo posteggi dei tir). Con una riqualificazione di questo tipo si arriva a 35-40.000 posti di lavoro. Quelli sì, appetibili per i nostri ragazzi.
Esistono Società che se ne occupano, basta cominciare a riscrivere il progetto, che peraltro è stato avviato ben 40 anni fa. Ma bisogna credere nell’innovazione, che a me pare ancora più strategica che tornare indietro per risolvere, come sempre è accaduto, un problema di Taranto.
Non vogliono 4 forni? “bene, allora uno lo facciamo a Genova”, pare sia stata la brillante idea di un sindacato.
Bella considerazione per la nostra città e per i nostri ragazzi.
Io ho due figli, uno a Roma e l’altro a Ginevra. Non vedrò i loro bambini se non forse nelle feste comandate, quando finalmente si decideranno a farli! Ma certo nessuno dei due pensa di rientrare a lavorare qui. Non è il clima.
E non potete immaginare che rabbia lavorare per decenni, come ho fatto io, con Malacalza per ottimizzare i loro magneti con i cavi superconduttori di nuova generazione e dopo 20 anni vederlo costretto ad aprire la fabbrica dei magneti per il progetto ITER a La Spezia perché a Genova non gli hanno dato lo spazio con sbocco al mare che gli serviva per caricarli sulla nave e portarli a Cadarache. L’ha aperta a La Spezia, e Genova è rimasta a mani vuote.
E ne ho viste altre, migrare in basso Piemonte dove li accolgono a braccia aperte, perfino negli USA, dove c’è il clima giusto e grandi potenzialità di mercato.
Qui no, preferiamo le buone vecchie fabbriche di lavorazione primaria, che certamente non saranno obiettivo per i nostri figli e nipoti.
(Vignetta dal web)