PREOCCUPARSI DELL’INQUINAMENTO SIGNIFICA OCCUPARSI DELLA PROPRIA SALUTE
Seguendo quello che sta accadendo a Genova -il rischio di un ritorno siderurgico inquinante e pericoloso perché troppo vicino al centro abitato- ho toccato con mano un particolare atteggiamento umano, quello dell’indifferenza verso i temi ambientali.
Forse perché l’ambiente è qualcosa di “dato per scontato”, come una Madre. Forse perché l’ambiente, la terra e l’aria, sono qualcosa che ci sopravvivono, non rappresentano qualcosa di fragile. Forse per un vizio del pensiero occidentale moderno, quello di considerare l’ambiente separato da sé.
L’ambiente, invece, è la nostra assicurazione sanitaria.
L’inquinamento produce malattie croniche, non guaribili, forse curabili. Le malattie respiratorie, cardiovascolari, il rischio tumorale, le patologie dello sviluppo neurologico nel neonato, causato dalle polveri sottili del forno elettrico ad arco (secondo un’ampia letteratura medico scientifica), sono qualcosa che capita alle persone, non solo all’ambiente. Le persone si ammalano.
“Di qualcosa bisogna pur morire!” è la risposta dei cinici o dei controfobici.
Certo che di qualcosa bisogna pur morire, ma il problema è che una malattia cronica accompagna la vita (la vita!) per 20-30-40 anni, spesso con un carico di dolore e sofferenza, riducendone la qualità, e impedendo quella libertà che soprattutto a una certa età si vorrebbe riscattare.
La malattia cronica richiede assistenza sanitaria, quella che negli ultimi 20 anni ha visto una riduzione di disponibilità nel pubblico (lunghissime attese per le analisi, difficoltà nelle terapie, negli interventi chirurgici anche quelli più urgenti).
Si è costretti spesso a curarsi privatamente. Chi può… Chi non può, deve solo sperare di stare bene. Può sperare, ma può anche incominciare a guardarsi intorno e chiedersi: quali sono le politiche ambientali della mia città?
Chi sa per esempio che a Genova si sta decidendo per un ritorno della siderurgia? Chi sa quali effetti provoca sulla salute (e attenti, non è che se chiamiamo “green” le acciaierie diventano di colpo una foresta di conifere)? Chi sa che un decreto recentemente approvato per la nuova diga foranea permette l’utilizzo di fanghi tossici (classificati come “rifiuti pericolosi”)? Chi sa che le “normative ambientali” possono essere di fatto aggirate? Chi sa che le centraline di rilevazione dei fumi mancano a Cornigliano e per cui risulta più pulito di Quarto? Chi sa che è sufficiente classificare una zona come “sacrificabile” (sigh, proprio così!) perché i limiti massimi di inquinamento possono essere alzati, e così si è in regola con la Legge? Chi sa infine che gli effetti dell’inquinamento ambientale sulla salute si trasmette da una generazione all’altra?
Occuparsi di ambiente non è un passatempo ecologista, è un’assicurazione sanitaria.
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