IL FORNO AEF
Il problema del forno elettrico ad induzione, che si vuole imporre a Genova, sono le sue dimensioni e la sua collocazione: la produzione annuale di due milioni e mezzo di tonnellate di acciaio a 500 metri di distanza dalle abitazioni.
E per ogni tonnellata di acciaio prodotta, anche dopo i più moderni trattamenti fumi, un forno “green” come quello si vuol fare a Genova, immette in atmosfera 50 grammi di ossidi di azoto (50 milioni di microgrammi), che si aggiungono a quelli già presenti oggi a Genova.
E, fatti quattro conti in croce, un giorno di produzione di acciaio con il forno elettrico (7.000 tonnellate di acciaio) immetterà nell’aria del quartiere 360 chili di biossido di azoto.
Difficile dire che sia un inquinamento trascurabile visto che stiamo parlando di 360 miliardi di microgrammi di un composto tossico che usciranno da un camino e che con venti di mare, diluendosi progressivamente arriveranno ancora a concentrazioni sensibili (qualche decina di microgrammi per metro cubo) nelle case a 500-600 metri di distanza.
Nella nostra città, nell’aria che si respira in diverse zone, si trovano dai 50 microgrammi per metro cubo di biossido di azoto in corso Europa, ai 14 microgrammi per metro cubo a Quarto, il luogo di Genova con l’aria migliore.
La media annuale cittadina, in base alle misure effettuate da dieci centraline ARPAL, distribuite lungo la costa, da Pra a Quarto, è di 35 microgrammi di molecole di biossido di azoto, contenuti in un metro cubo di aria.
Un metro cubo di aria e’ il volume di aria che immettiamo nei nostri polmoni ogni due ore. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), per vivere sani e a lungo, raccomanda che si respiri aria con, al massimo, 10 microgrammi di biossido di azoto per metro cubo.
Respirarne di più, accorcia la vita.
Stime effettuate da ricercatori esperti, valutano che respirare l’attuale aria di Genova, malsana per la presenza di biossido di azoto, ogni anno, anticipa a 386 genovesi, il loro decesso naturale.
386 morti all’anno per inquinamento, confrontati con i 44 morti provocati dal crollo del ponte Morandi, e’ una tragedia immane, evitabile come quella del crollo, che si ripete, anno dopo anno, nella totale indifferenza di tutti.
Ma oggi quanto biossido di azoto respirano gli abitanti di Cornigliano? Da molti anni non abbiamo nessuna misura ufficiale della qualità dell’aria in questo quartiere. La fitta rete di monitoraggio presente a Cornigliano per controllare l’acciaieria è inattiva pur se le stazioni di monitoraggio sono ancora presenti nei giardini Melis (Villa Serra)
Quindi non abbiamo uno straccio di misura che ci dica quanto biossido di azoto oggi respira chi abita a Cornigliano. E’ facile prevedere che anche in via Cornigliano e lungo la strada a mare Guido Rossa, come avviene in via Buozzi e in via Ronchi (a Multedo), monitorati da ARPAL si superino i nuovi limiti annuali del biossido di azoto (20 microgrammi per metro cubo)