Avevamo scoperto che Cornigliano non è considerata zona residenziale quando alla precisa richiesta di installare alcuni dossi dissuasori della velocità in una via interna frequentata da molte persone anziane (alloggi protetti di ARTE e del Comune, da un ricreatorio parrocchiale frequentato da centinaia di bambini e da un istituto per persone con gravi problemi (La Magnolia), il Comune, nello specifico la Poliza Locale, così rispondeva: “……………In merito alla sua proposta di posizionare dossi sulla sede stradale (rif. via Tonale) questo non è consentito in quanto tali manufatti sono consentiti solo in strade interne a zone classificate residenziali e la delegazione di Cornigliano non ne ha le caratteristiche.”
Nel dubbio avevamo chiesto conforto alla Treccani per capire il significato della parola “zona residenziale” e perché Cornigliano non ne avrebbe avuto le caratteristiche. Riportiamo testualmente: “Area definita dall’urbanistica e dall’edilizia come destinata principalmente o esclusivamente ad abitazione civile e all’uso abitativo. Queste zone possono includere anche servizi complementari che integrano le funzioni abitative, ma la loro vocazione principale è quella di fornire spazi per la residenza permanente o temporanea”.
Via Tonale (ma non solo), ex Via Aurelia o Antica Romana, poi Via Colombara ospita ville cinque seicentesche di grande pregio e mete dei Rolli; residenze (pardon non si possono definire tali) palazzi di pregio che negli anni pre siderurgici hanno ospitato la Genova bene ancora considerati di categoria A/2 quindi “Abitazioni di tipo civile”, ossia unità immobiliari residenziali con caratteristiche costruttive, tecnologiche e di finitura di buon livello, rispondenti alle esigenze del mercato locale e per i quali i residenti (ci risiamo con i “residenti”, scusate ma non ce lacciamo a definirli diversamente) pagano tasse pari a quelle di altre zone di pregio cittadine.
Se un tutore dell’ordine dovesse chiedere ad un corniglianese dove risiede egli potrebbe tranquillamente rispondere “Non risiedo ma ho domicilio vicino alla fabbrica”.
Ma quale mente perversa può aver deciso un giorno che la vocazione principale di questo territorio dovesse essere quella siderurgica grazie a spazi rubati al nostro mare e a residenze e non quella abitativa di ben lunga superiori all’estensione della fabbrica condannando a vita le generazioni future? Ma chi decide la vocazione di un territorio? Imprenditori privati interessati e chi ci lavora che hanno la loro “residenza” altrove o chi ci vive tutto l’anno?
Se vedemmu