“Il sig. Lino Giordano mi ha fatto notare alcune lacune in una mia precedente memoria e mi ha stimolato ancora a ricordare, per quanto mi sarà possibile, altri momenti di vita corniglianese. Egli mi ha bonariamente “rimproverato” di non avere ricordato, parlando di via Verona (ex via Della Libertà), il bar “Giò” che aveva l’entrata principale da piazza Monteverdi ma al quale si poteva accedere anche da via Verona attraverso l’ingresso principale dell’hotel Serafino.
Altri “rimproveri” per non aver detto che l’edicola Sciutto negli anni quaranta trovava locazione all’inizio della via Bertolotti dopo una vetrina della salumeria “Centenaro” (oggi c’è una latteria) di fronte all’attuale posizione allora occupata da un “fainottu” del quale ricordo vagamente il nome di una delle sue figlie, Mirella. Subito dopo una bottega che vendeva carbone (mi pare fosse “la Dele”) mentre un altro negozio che vendeva legna e carbone (u Pinchetin) era nella via Antonio Pellegrini oggi via Vetrano.
La piazza Monteverdi, come ben visibile in una foto pubblicata dal vostro giornale, prima che venisse costruito il mercato comunale, era un grande spazio arioso dove si svolgeva un’intensa vita in gran parte generata dai pescatori che arrivavano con il loro pescato dalla spiaggia del “Trentuno” dove c’era l’antica stazione ferroviaria di Cornigliano Ligure; stazione che l’11 settembre 1892 vide arrivare il Re Umberto e la consorte Regina Margherita che si recavano al Castello Raggio tra due ali di folla plaudente.

Scendendo dalla via Verona sulla sinistra l’ultimo negozio era l’osteria “di Pino” e attraversata la via Bertolotti sull’angolo del primo palazzo di piazza Monteverdi c’era la premiata salumeria “Centenaro” un magnifico negozio stupendamente arredato con le scintillanti affettatrici “Berkel” posate su due banconi in marmo dove trovavano posto in bella mostra salumi e formaggi di buona qualità. Era facile ascoltare le massaie di allora affermare “l’ho accatou da u Centenaro” sinonimo di un acquisto oculato e di qualità.
Proseguendo verso la piazza “Battelli” si incontrava subito dopo la pescheria di “Tugnin” e di sua moglie “Lauretta” il “non plus ultra” della freschezza e dell’ arzillo del pescato che andava dal pesce cosiddetto ”povero” a quello più ricercato secondo quello che i pescatori, con i loro gozzi “cornigiotti” avevano pescato. Dalle acciughe alle ombrine una vetrina che attirava l’attenzione di tutti. Proseguendo ancora verso piazza Battelli si trovava il materassaio “Pantalone” (se ben ne ricordo il nome) e subito dopo l’osteria dell’Orsolina di proprietà della famiglia Pero genitori di Nicolino caduto nella lotta di Resistenza. Dall’Orsolina si poteva gustare una cucina veramente casalinga fatta di ottimi piatti genovesi che, fortunatamente, ho fatto in tempo a gustare. Volgendo lo sguardo verso ponente si poteva vedere, nel palazzo dove ancor oggi trova posto un’antica illeggibile targa (il testo lo potete trovare in un numero precedente de “il Corniglianese”- ndr) che annunciava la visita del Re, il bar “du Reciumin” che si narrava avesse partecipato ad una pellicola di allora sulle avventure di “Maciste” in quanto personaggio esuberante nell’aspetto e nella forza fisica. Sempre volgendo lo sguardo a ponente si poteva notare il magazzino dove si svolgevano le aste del pescato gestite, se ben ricordo da “Luenzin”, da “Carletto” e dal sig. “Agrifoglio” che con un quaderno in mano, annotava tutto quanto il venduto. Subito dopo (verso Vico S.Gaetano-ndr) si trovava la trattoria della “Toscana” che ricordo aveva tre figli: Virio (ottimo atleta specie sui quattrocento metri), Viria ed il piccolo Giulio. Proseguendo ancora troviamo la bottega/magazzino della “Giulina” che custodiva le bancarelle del mercato montate all’occorrenza al mattino presto dal figlio “Luciano” e in seguito dal fratello “Giuliano”.
Appresso il negozio da rigattiere della “Marin” e di suo figlio “Rino” dove noi ragazzini quando recuperavamo qualche ferro vecchio andavamo a venderlo. Proseguendo nell’itinerario, dopo la “Piazzetta del Pozzo” si arrivava alla stalla di “Natalin” che con il suo carro portava il ghiaccio a “Salvatore u giassà” di via Bertolotti con noi “bardasciammi” al seguito ben attenti a recuperare qualche scheggia di ghiaccio. Salendo verso la via Minghetti (ex via Dufour) c’era l’osteria dell “Marianna” frequentata prevalentemente dai pescatori che aveva preso il nome da un famoso gozzo cornigiotto vincitore di molte regate.
A seguire, dopo l’osteria, il magazzino della “Loa” in seguito diventato un negozio di commestibili gestito dalla famiglia Ventura, genitori del nostro “compaesano” oggi allenatore del Torino e, prima ancora, di molte altre famose squadre di calcio. Dopo la “Franca” (la pollaiola) e poi la mitica Cappelletta di S.Gaetano con “Fra Pio” e le sue cantorie, padre “Rosario” da noi ragazzi soprannominato “Padre Birillo” e altri frati Domenicani come padre “Marocco” e padre “Bisio” che organizzavano squadre di calcio “Ozanam”.
Sull’angolo del palazzo di “Serafin” c’era, dove oggi c’è un negozio di fiori, il panificio “Casale” molto noto e sempre ben fornito di buona “focaccia genovese”. A seguire il parrucchiere “Bazan” noto per essere tra i primi ad usare le prime macchinette per tagliare i capelli. Subito dopo Bazan il bar “Gio” gestito dalla famiglia “Giordano”; bar frequentatissimo dagli operatori del mercato e dagli appassionati del gioco del biliardo che lì si cimentavano in continue sfide. Appresso ancora, la macelleria del “Paravagna”.
Personalmente ho sempre vissuto piazza Monteverdi come un mondo a parte, vivo, dove i corniglianesi si recavano per la presenza del mercato rionale, per approvvigionarsi di pesce fresco e per la presenza di trattorie, osterie, e negozi con merce di prima qualità e anche per fare “un salto” nella Cappelletta della Marina a pregare e chiedere grazia a S.Rita.
Piazza Monteverdi confina con piazza Battelli dove c’era il mitico “Club Uguaglianza” (ora in area ex Dufour-ndr) con i suoi campi da bocce usati impropriamente da noi per accanite partite di pallone. Tra i “veri” giocatori ricordo Sergio Pischedda (Carnera), Carlo Sommariva (Pirulin), Baiardo (Lim), Antonio Michelini (Pilone), Renzo Allara e tanti altri con i quali nel 1945, subito dopo la Liberazione, costituimmo la società calcistica “Veronese” che partecipò al primo torneo di calcio a sette sui campi dell’istituto Calasanzio organizzato dal “Fronte della gioventù”. Purtroppo quel torneo fu funestato da un incedente mortale accorso che vedeva vittima Gaetano Barile un giovane giocatore poco più grande di noi che si era arrampicato sul tetto della cabina elettrica di via Agosti nel tentativo di recuperare un pallone.”
(tratto da una mia intervista rilasciata da Renato a “Il Corniglianese” di qualche tempo fa)
Paolo
21/10/2025 at 3:20 PM
Curnigen, un resoconto tutto condiviso.