Ogni gesto che compiamo oggi, ogni scelta mancata, ogni rinuncia alla responsabilità genera un effetto preciso, inevitabile, che ricadrà su chi verrà dopo di noi. È il principio di causa ed effetto: semplice, limpido, eppure a Genova sembra ancora sconosciuto.
“A Genova non si può progettare niente” Un giudizio gratuito ma pesante che ci si sente rivolgere fin troppo spesso e che ha sull’opinione pubblica, memore del passato, un effetto immediato quello di farla riflettere su altre possibili decisioni prese oggi con scarsa conoscenza del territorio, incompetenza, per miopia amministrativa o per convenienza politica che ignorano le nostre reali necessità.
A Genova, all’epoca dell’industrializzazione, la causa fu un’aspettativa per la crescita demografica esponenziale. L’effetto? Una cementificazione selvaggia, fiumi deviati, strade tracciate senza considerare la conformazione idrogeologica di una città fatta di salite e discese. Quelle decisioni hanno generato la città alluvionale che conosciamo: non una fatalità, ma la conseguenza diretta di scelte scellerate.
L’inquinamento è un’altra causa. Il clima che cambia, la qualità dell’aria che peggiora, le malattie e la spesa sanitaria che cresce sono effetti che abbiamo sotto gli occhi. Da decenni aspettiamo che finisca il petrolio, che arrivi spontaneamente l’eolico; aspettiamo che qualcuno di buona volontà e lungimiranza metta il vento, il sole, le maree al centro delle politiche energetiche. Ma l’inerzia e l’attesa sono anche loro una causa che produce come effetti: ritardi, dipendenze, danni alla salute, perdita di competitività e vite spezzate. Le esalazioni provenienti da lavorazioni a caldo: sono la causa. Gli operai e i residenti che si ammalano sono l’effetto. Il peso economico sulle finanze pubbliche: l’ulteriore effetto.
La scelta politica di non intervenire: la causa principale di tutto questo.
Siamo però dominati dal “qui e ora”. Mostrarsi in piazza produce un effetto immediato: la popolarità, mentre studiare a fondo cosa comporta un aumento dell’industria pesante produce altri effetti come l’impopolarità, ma anche vite umane salvate e un futuro più sano per tutti.
Ma perché allora rifiutiamo ostinatamente di guardare al lungo periodo? Perché ci ostiniamo a ignorare che ogni causa messa in moto oggi produrrà un effetto domani e che la differenza tra un futuro vivibile e uno compromesso dipende letteralmente dalle nostre scelte attuali?
Far crescere una solidarietà tra generazioni significa proprio questo: assumersi la responsabilità delle cause che generiamo oggi, sapendo che saranno gli altri, i giovani di oggi, i figli di domani, la terra stessa a viverne gli effetti.