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Aeroporto di Genova. Niente scherzi da prete! By E. Vigo

Aeroporto. La mia posizione espressa più volte credo sia abbastanza chiara. Ora con un passo avanti si comincia a delineare il proposito (nulla di più) di creare nuovi equilibri con un partner privato di mestiere, detto “industriale”. Prima di trattare la questione di cosa si intenda per azionista partner “industriale” da parte di AdSP e CCIAA (che secondo me non ne hanno minimamente idea) è bene ricordare che i 4 che hanno risposto al bando per la manifestazione di interesse (incluso MSC e tantomeno gli altri) non sono configurabili come “industriali”. L’unicoa valenza aggiuntiva di MSC è quella di essere player mondiale delle crociere che insieme a Costa è in grado di aumentare la quota passeggeri del colombo. Ma ci vuole ben altro per rilanciare un aeroporto che non i charter dedicati. Certo tutto fa, ma allora si dicano le cose come stanno se il respiro dell’iniziativa resta un illusorio rilancio. Per disboscare false credenze ricordiamoci che Aeroporti di Roma attiva anche a Nizza non è stato partner industriale, non ha mai investito un “ghello” sul Cristoforo Colombo. L’unica configurazione di “industriale” utile allo scopo di incrementare i traffici passeggeri è quella di un vettore aereo del tipo “low cost” che decida di basare aeromobili su Genova (hub carrier). Ma qualsiasi vettore aereo ha bisogno di sostegno economico pluriennale per risollevare le sorti finora compromesse dell’aeroporto, e i soci pubblici sono quelli più sbagliati, perché in realtà hanno pesanti limitazioni a fare investimenti e sono farraginosi pieni di vincoli di legge. Allora quale impalcatura azionaria serve a Genova? Una presenza simbolica molto marginale del pubblico, la presenza di un robusto azionista in grado di essere credibile sul mercato, in termini di capacità finanziaria, e di attirare il vettore aereo, il vero “industriale”. Si parlava di MSC, ma mi auguro che non sia l’unico. Nel frattempo bisogna dare un valore aggiornato alle azioni della S.P.A., giusti gli investimenti pubblici fatti in questi anni ed in corso che hanno cambiato il quadro d’insieme. Questo per preservare le aziende pubbliche dal fare passi falsi nella determinazione dei valori che verranno inseriti presumibilmente come base d’asta del bid. Altro aspetto importante, la redazione del capitolato di gara, se non si hanno le idee chiare si farà un buco nell’acqua che costerà caro a Genova per molti anni ancora. Ciliegina indigesta la spada di Damocle del fine concessione oramai prossimo, e speriamo che non venga in mente a lorsignori di fare “uno scherzo da prete”.

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