Sempre più spesso sentiamo utilizzare l’espressione FARE RETE nei contesti più diversi, da quelli economici, a quelli sociali ma per Fare Rete bisogna prima di tutto mettersi in gioco, come persone e come gruppi, condividendo obiettivi creando un unico interlocutore che ambisca ad acquisire una forte rappresentatività formale e sostanziale nei confronto dell’amministrazione e di terzi.
Anche se tra le associazioni il “fai da te” e la cattiva abitudine di rivolgersi per le proprie necessità al proprio “Santo protettore” sono sempre molto in voga, questo modus operandi spesso non favorisce la diffusione della cultura nel senso più vasto del termine e della pratica del lavoro in quanto fenomeni nati a soddisfare singoli appetiti che non facilitano certo l’individuazione e la condivisione di spazi e occasioni di collaborazione comuni. L’assegnazione dell’ex mercato ad un unico soggetto privato ne è l’ultimo più clamoroso esempio.
Ecco che vengono fuori Indisponibilità e diffidenza verso le altre a associazioni spesso percepite come competitrici rispetto alle attività e all’accesso agli spazi e alle poche risorse disponibili messe a disposizione attraverso bandi pubblici.
Ma venendo al nostro contesto sociale e ad una idea collettiva di solidarietà e di impegno a garantire servizi verso chi è più debole e vulnerabile, oggi sempre più spesso viene sostituita da una competitiva aggressione nei confronti di altri soggetti visti non come potenziali collaboratori ma come veri e propri competitori. Sarà un caso che a spuntarla è quasi sempre chi riesce a garantire un consenso elettorale all’Amministratore di turno a prescindere dal tipo di offerta che si pone? Il risultato è una crisi del legame sociale e del principio etico della reciprocità che sta alla base delle relazioni sociali.
La politica ha grosse responsabilità nella volontà di mettere in comune tutte le risorse disponibili in una logica di parità senza che questa diversità diventi elemento di conflitto, ma viceversa di unità e di ricchezza collettiva.
Prendiamo consapevolezza della nostra forza mettendo sul piatto disponibilità e responsabilità; tempo, energia, passione, manualità e intelligenze personali per collaborare insieme alla gestione di attività utili per sé e per gli altri, in maniera sinergica e proattiva. Le aree di Bombrini potrebbero essere una grande occasione.
Facciamolo ma tutti insieme favorendo la crescita della competenza di autodifesa e autogestione della comunità corniglianese, del suo patrimonio sociale, storico e architettonico di cui si fa parte. La partecipazione sociale attraverso una Consulta permanente delle associazioni e Comitati corniglianesi va verso questa direzione tutto il resto è individualismo.
(Siamo sempre più connessi, più informati, più stimolati ma esistenzialmente sempre più soli.” (Tonino Cantelmi)
Se vedemmu