Non so cosa abbia in mente l’Amministrazione Comunale quando si parla di ricollocare i depositi in area demaniale portuale, ma su questa evenienza mi trovo decisamente non contrario, ostile. Maneggiare una attività a elevato rischio ambientale di incidente rilevante è una operazione complessa ed in rapporto all’orografia genovese missione impossibile. Prova ne è che dopo decenni di proposte, escludendo quella goffa e risibile dell’Amministrazione Bucci, non si è mai arrivati a capo di nulla.
E non è buttando la palla in braccio ad AdSP-Paroli, che da parte sua l’ha già ributtata nel campo Comunale (volley-macabro) che se ne esce. Genova ha un primato, quello di aver risolto un problema 1000 volte più spinoso, socialmente, economicamente, ambientale, politico, con l’A.d.P.-Cornigliano, con regista e firmatario Burlando. Oggi non riusciamo ad occuparci di quello che al confronto è un micro-problema, con le stesse modalità? Non ci credo.
Mi tolgo subito un sassolino fastidioso dalla scarpa: che non venga in mente di piazzare i serbatoi in area demaniale portuale Terminal Messina ad ovest di Sampierdarena alla foce del Polcevera. Operazione avviabile compensando gli stessi Messina per il trasloco con una barcata di milioni, per rimettere in piedi un terminal con nuove gru. Una bella invitante ristrutturazione impiantistica aziendale gratis, con una scorpacciata di soldi pubblici, solo per spostare il problema di qualche centinaio di metri a Ponente. In questo modo impestando le comunità locali vicine e l’aeroporto, dove Enac spero, se del caso, alzi il cartellino rosso del divieto. Altre aree portuali non ne vedo, e non credo di essere cieco.
Non vorrei che a qualche buontempone venisse in mente l’idea al SECH di Calata Sanità (la cosa sarebbe tragica). Mi si incolpa di mettere le mani avanti? Accetto la colpa. Sono stufo di servitù compensate con i vasetti di gerani fioriti per addolcire la pillola velenosa, orditi da chi non sa neppure cosa sia una servitù sulla propria pelle.