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Gli spazi pubblici multifunzionali sono il futuro di una Comunità. Ma non tutti lo sanno.

La trasformazione di un luogo  in un simbolo identitario di un territorio e vissuto da un’intera comunità dovrebbe essere l’obiettivo principale che ogni Amministrazione dovrebbe avere durante il suo mandato politico attraverso l’assegnazione a più soggetti.

Dai centri culturali alle piazze, dai parchi ai teatri alla riqualificazione di edifici in disuso, il dibattito sugli spazi pubblici è attuale, poiché proprio che da essi può ripartire e migliorare la vita della comunità corniglianese.

Il progetto dovrebbe nascere dai reali bisogni che i corniglianesi esprimono ma spesso è proprio dalla presenza di un nuovo appetibile spazio con nuove potenzialità che nasce quell’interesse e quella partecipazione di singoli soggetti fino a quel momento occulta o celata. E’ il caso di Villa Serra e dell’ex mercato rionale.

Ma come si fa a rigenerare o riqualificare uno spazio nell’interesse generale e non dei singoli?

Occorre innanzitutto osservare, ascoltare tutti e fare rete perché è solo partendo dall’ascolto che si riesce a capire come effettivamente i corniglianesi vorrebbero utilizzare un certo luogo le sue potenzialità funzionali da mantenere o da implementare. È fondamentale quando ci si approccia a questo tipo di progettazione che il primo attore da tenere in considerazione è il territorio stesso e, più specificatamente, la comunità attraverso il Gruppo di Lavoro preposto che, nel caso dell’ex mercato, si era espresso diversamente. Il Gruppo di Lavoro come referente principale di una proposta poiché esso conosce già i bisogni di una collettività e il modo per soddisfarli ignorando singoli appetiti mettendo al centro le persone e le loro interazioni sociali. Il ruolo del Gruppo di Lavoro, in questo contesto, diventa cruciale per creare e destinare spazi che non solo rispondano alle esigenze funzionali di più soggetti, ma che favoriscano anche il benessere e la coesione della comunità intera e non a esigenze seppur nobili di un unico soggetto privato. La Comunità di S. Egidio, la Celano boxe oggi e la Fondazione museale in un recente passato nel nostro caso.

Gli spazi destinati alla socialità e alla cultura sono fondamentali per la riqualificazione e rigenerazione sociale e urbanistica del nostro quartiere perché  combinano dinamiche progettuali e programmatiche con pratiche sociali e culturali. Questi spazi fungono da contenitori di socializzazione della città, luoghi di incontro e attività collettive che non possono essere rigidamente e a volte opportunisticamente destinati ad un unico soggetto. Se non c’è interazione sociale all’interno di uno spazio pubblico questo non viene vissuto e trasformato dalle persone e rimane inerte e privo di vita o ad uso esclusivo dell’assegnatario.

La presenza di spazi pubblici multifunzionali ben progettati ha effetti positivi sulla vita comunitaria perché possono migliorare la salute mentale e fisica degli abitanti, ridurre la criminalità e rafforzare i legami sociali. Un esempio emblematico è il recupero di aree urbane degradate attraverso la creazione di parchi e giardini comunitari, che trasformano zone abbandonate in vivaci centri di attività sociale. La Valletta Rio S. Pietro e le aree di Bombrini ad esempio.

In conclusione le responsabilità dell’Amministrazione nel destinare spazi multifunzionali che non solo siano funzionali ed esteticamente piacevoli, ma che rispondano soprattutto anche alle necessità sociali ed emotive della stragrande maggioranza  dei corniglianesi che li utilizzeranno attraverso una condivisione, è veramente grande. Questo implica necessariamente un processo di ascolto e coinvolgimento degli abitanti, per assicurarsi che le loro voci siano pariteticamente rappresentate attraverso il Gruppo di Lavoro municipale nel progetto finale.

Se vedemmu

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