Chiariamo subito il fatto che il Comune fa. Il problema che spesso e volentieri costruisce, restaura, recupera e assegna spazi e immobili senza ascoltare il territorio e le sue reali necessità ma per rispondere ad esigenze impostegli da gruppi di potere (imprenditori, Partiti, associazioni, enti, ecc..) oppure per manie di grandezza a imperitura memoria di generazioni future. Come ad esempio l’eco mostro che Bucci voleva costruire a Bombrini (vedi foto di copertina).
Il Comune fa dicevamo ma chi gestirà poi il costruito e lo manterrà fruibile nel tempo? Questo problema andrebbe analizzato prima… ma, credete, non accade quasi mai. E’ il caso ad esempio della valletta rio S. Pietro, il più grande parco urbano boschivo naturale della città abbandonato al degrado il giorno dopo la sua inaugurazione avvenuta nell’anno 2000 dove si stanno svolgendo in questi giorni dei lavori di restyling e di messa in sicurezza mentre nessuno ne conosce il suo affidamento dopo quello fallimentare, inutile e costoso ad Aster. Tutto questo mentre sentiamo parlare di un nuovo parco a Bombrini quando non siamo in grado di svolgere la più piccola manutenzione ordinaria dei nostri giardini.
Ma torniamo a noi. Mettiamo il caso di un’associazione che ha individuato una struttura pubblica libera e disponibile che vorrebbe gestire. Volutamente tralasciamo l’ex mercato perché sappiamo tutti come è andata a finire. Potrebbe essere oggi la valletta rio S. Pietro e domani il parco di Bombrini ma mettiamo sia ad esempio Villa Serra a Cornigliano. La prima cosa da fare sarebbe stato capire prima se si era in grado di gestirla in totale autonomia con finalità auto sostenibili, oppure se sarebbe stato più opportuno gestirla in condivisione con altre Associazioni. In questo secondo caso il potere contrattuale sarebbe stato maggiore e sarebbe stato quindi utile per il richiedente individuare altre realtà del territorio con le quali stringere dei rapporti sinergici e allargare così l’offerta sociale. Si fa poca strada se ciascuno guarda sempre al proprio orticello senza empatia e condivisione con le altre realtà del territorio.
Se vedemmu