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Reprimere NON è meglio che curare e ci costa di più.

Educazione civica, accoglienza e inclusione sono argomenti di cui si discute molto in questi giorni, ma quanto siamo sicuri che l’attività scolastica e l’impegno politico di chi ci amministra includano a sufficienza il loro insegnamento?

L’educazione alla cittadinanza, specie in un quartiere multi culturale come il nostro, deve diventare una primaria attività scolastica, e non sostitutiva ad altre materie, che miri ad aiutare i nostri ragazzi dalla scuola materna fino ad ogni istruzione di ogni ordine e grado a diventare cittadini attivi, informati, responsabili e capaci di assumersi responsabilità per loro stessi e per la loro comunità a tutti i livelli: familiare, locale e, perché no, nazionale.

Il periodo che stiamo vivendo si caratterizza per un diffuso senso di insicurezza che si riflette su tutte le aree della socialità. Per porre rimedio a questo non serve militarizzare il territorio, non servono leggi marziali, l’inasprimento delle pene e magari il coprifuoco; occorre applicare le leggi e regole che già esistono e la certezza nell’applicazione delle pene e sanzioni previste. Serve soprattutto investire nella scuola e nel controllo del territorio intervenendo con risorse economiche e umane negli organici.

Investire in armi è un trucco per alimentare paure e non affrontare la vera crisi sociale e culturale mentre investire nella scuola e nel controllo del territorio converrebbe sempre perché è l’unico modo per contribuire al benessere sociale e alla crescita dell’intera  nazione.

Se vedemmu

(foto dal web)

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