Sono nato e cresciuto a Cinisello Balsamo, alle porte di Milano. Per andare “in centro” con gli amici, l’autobus passava per il quartiere Bicocca, un’area industriale enorme, una città nella città. L’aria era quella dei grandi complessi industriali degli anni ’70, pesante e sporca. C’erano la Breda e la Pirelli. Il padre del mio migliore amico lavorava lì, alla Pirelli. Erano i tempi della Milano delle grandi produzioni che richiamava immigrati dal Sud Italia in cerca di una possibilità per sé e per la propria famiglia. Ma erano anche i tempi dell’inquinamento pesante.
C’eravamo abituati ormai. Si sapeva poco degli effetti dell’aria sporca sulla salute. Non c’erano molte alternative: o lavoravi o non avevi nulla; “chi non lavora non fa l’amore” cantava Celentano.
Gli studi ambientali erano rari e perfino quelli sugli effetti nocivi del fumo di sigaretta, erano ancora poco conosciuti. Figuriamoci le ricerche sull’impatto dell’inquinamento industriale sulla salute dei lavoratori! Al massimo si discuteva di produzione e di clima sociale in fabbrica, non certo di salute. I corpi eroici degli operai in fabbrica erano la narrativa dell’epoca, tra coscienza di classe e martirio.
Anni dopo, abitando a Cornigliano, ho rivissuto la stessa atmosfera: i forni, i capannoni anneriti, il cielo basso, la puzza di polveri e di metallo caldo e i racconti eroici di chi ci lavorava lì dentro. Sembrava che il tempo si fosse fermato. Intanto, alla Bicocca, negli anni ’90, il paesaggio cambiava: nasceva l’Università Milano-Bicocca, il Teatro degli Arcimboldi, nuove sedi aziendali, spazi pubblici riqualificati. Il quartiere si integrava con il Parco Nord — un enorme polmone verde — con piste ciclabili, aree sportive e sentieri.
Ero convinto che anche Cornigliano seguisse la stessa strada: la chiusura dell’altoforno, la nuova viabilità, la riduzione del traffico, il restauro delle eleganti facciate dei palazzi ripuliti dopo anni di inquinamento. Sembrava che i primi anni Duemila indicassero un futuro basato su un modello di sviluppo diverso, come alla Bicocca. E invece no. Oggi si torna a discutere di siderurgia, di forno elettrico ad arco. Qualcuno dice: “Così torniamo indietro di 30 anni!”. La verità? È peggio.
Trent’anni fa il potere d’acquisto era più alto: uno stipendio poteva bastare per una famiglia. La sanità pubblica era gratuita, con tempi di attesa più brevi e meno pressione dovuta a malattie croniche. Il capitale sociale — il valore economico generato da coesione e reti di relazione (Bourdieu, Putnam) — era più forte di oggi.
Oggi è aumentata la solitudine, al punto da essere considerata un’emergenza sanitaria: nel luglio 2025 l’OMS ha pubblicato un rapporto che segnala come solitudine e isolamento sociale causino circa 100 decessi all’ora. Riassumendo, rispetto a 30 anni fa abbiamo:
• Potere d’acquisto inferiore.
• Sanità pubblica più in difficoltà.
• Capitale sociale inferiore.
Ecco il punto: tornare a un modello di sviluppo di 30 anni fa significherebbe affrontare gravi danni per la salute — con rischi oncologici e neurologici confermati dalla ricerca scientifica — ma senza più quei cuscinetti economici e sociali che allora attenuavano gli impatti. Oggi, più solitudine e meno potere d’acquisto renderebbero l’inquinamento ancora più devastante. Il risultato? Più povertà, non più ricchezza. E neppure l’accusa “non ci sono alternative! Bisogna tutelare il lavoro” non ha fondamento. Nell’area Bicocca oggi gravitano oltre 15.000 posti di lavoro tra università, aziende, ricerca, cultura, sanità, amministrazione. Ci sono alternative. Non si tratta di “copiare”, ma di imitare il coraggio di trovare altre soluzioni concrete.
Se un territorio come quello di Bicocca — uno dei più inquinati d’Italia fino agli anni ’80 — è riuscito a riconvertirsi in un quartiere di conoscenza, cultura e lavoro qualificato, non possiamo pensare che per Genova non esista un’alternativa analoga.
Anzi. In una regione come la Liguria, abituata a fare tanto con poco, con una cultura tecnica e operosa che non ha nulla da invidiare a nessuno, il coraggio di cambiare dovrebbe essere quasi naturale. Forse ci manca, più che altro, la volontà di immaginare che sia davvero possibile.

#Cornigliano#psicologiasociale#svilupposostenibile
[foto: sopra quartiere di Milano-Bicocca, sotto area ex Ilva di Genova-Cornigliano]