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Genova non è sempre stata così e i genovesi meritano di più by M. Maio

PSICOLOGIA DEL CARATTERE – PERCHÉ GENOVA NON CAMBIA.

Come può Genova accettare l’insediamento di un forno elettrico ad arco, un’acciaieria elettrica, che – come dimostra almeno un quintale di letteratura medico scientifica – danneggerebbe la salute perché verrebbe costruita troppo vicino alle case e alle scuole? Come fanno i partiti, le organizzazioni sindacali e le autorità locali, anche solo pensare di valutare un progetto del genere? Come si può tornare indietro di 30 anni, al passato siderurgico? Non ci può essere dialogo, né contrattazioni, mediazioni, meline, su un tema imprescindibile come la salute. Possibile che non si trovino altre soluzioni industriali, produttive, al di là della siderurgia, e soprattutto della siderurgia così vicino alle abitazioni da costituire sicuramente (non probabilmente) un danno (e non un rischio) alla salute degli abitanti?

Amo Genova, città che mi ha accolto, e ammiro la sua storia. Ma davvero vorrei capire. Tento di fare un’analisi psicologica, perché quella politica la lascio a chi è più competente. E mi chiedo: qual’è il “carattere socialmente tipico” (Fromm, 1937) del genovese? Qual’è “la struttura caratteriale tipica” -che prescinde dalle differenze individuali ed è socialmente determinata, secondo le analisi di Erich Fromm?

A prima vista, il “carattere genovese” può sembrare segnato da una certa passività e conservatorismo. Quella prudenza che ha caratterizzato da sempre la città sembra oggi appiattirsi in rassegnazione o iper-adattamento. L’espressione “abbiamo sempre fatto così” riflette non solo un senso di tradizione, ma a volte anche una difficoltà a immaginare strade nuove.

Ma non è sempre stato così.

Genova è stata per secoli all’avanguardia. Qui è nata la finanza moderna con la Banca di San Giorgio, qui si è sviluppato uno dei porti più importanti d’Europa e una cantieristica navale di primo livello. La Lanterna, simbolo della città, è stata per lungo tempo uno dei fari più avanzati del Mediterraneo. Genova ha costruito il suo successo con idee, lavoro e coraggio. E ancora: il tratto distintivo di Genova è la centralità dell’iniziativa privata come motore politico, economico e geopolitico.

La storia della Superba non è fatta da Stati o governi onnipotenti ma da imprenditori, mercanti e corsari. In una situazione alla “Squid Game”, un genovese di allora sarebbe stato uno dei concorrenti più difficili da sconfiggere, silenzioso ma letale, osservatore ma pronto a colpire al momento giusto.

Come si è arrivati allora a questo punto? Come si è passati dall’essere innovatori a conservatori? Da audaci a difensivi? Se ti interessa conoscere una storia psicologica del carattere genovese, prosegui la lettura.

La conclusione sarà che il carattere genovese attuale è un tentativo di equilibrare il dolore della perdita del proprio carattere originario, individuale, in virtù di una collettivizzazione (Stato e grandi organizzazioni politiche).

Come è noto, nel Dopoguerra e fino agli anni ’90, l’economia genovese era basata sulle grandi imprese statali (Italsider, Ilva, Fincantieri, Ansaldo). Da una parte lo Stato aveva bisogno di Genova per la sua posizione geopolitica e per i suoi “settori strategici” come l’acciaio, la logistica e i trasporti, il porto, dall’altra Genova ne ricavava sicurezza e stabilità, un welfare moderno e per tutti. Quest’ultimo tema, la salute pubblica, è sempre stato nell’animo della città.

E’ dall’Ottocento, infatti, che a Genova si sono sviluppate forme di mutualismo molto forti: cooperative, casse di previdenza, associazioni di mutuo soccorso nate soprattutto nel mondo operaio e portuale. Queste strutture hanno aiutato le persone a proteggersi in caso di malattia, disoccupazione o difficoltà economiche, molto prima che esistessero sistemi pubblici nazionali.

Il forte bisognosi sicurezza, in una città modellata dall’insicurezza della vita marinara, dall’asprezza del tuo territorio, deve avere concorso nell’accettare la presenza forte delle Stato, la sua partecipazione nell’economia cittadina e in certi casi perfino il suo controllo.

Cosa ha significato questo dal punto di vista dell’identità psicologica del genovese, del suo “carattere”? In generale, l’investimento di energie psichiche utilizzate per adattarsi all’esterno, riduce le energie psichiche rivolte verso l’interno, quelle da cui attingono lo spirito creativo, l’iniziativa provata, l’affermazione di sé.

Con il controllo statele dell’economia cittadina (le aziende pubbliche), e con la presenza strutturata degli organismi politici (sindacato e cooperative), il carattere genovese si è modificato, si è reso più malleabile, rispondente alle nuove esigenze. E’ diventato più adattativo e meno eversivo.

Ma come ogni modifica “forzata” del carattere, anche quello genovese non deve essersi compiuto senza un certo grado di frustrazione. Perché il sacrificio della quota individuale potesse essere tollerato senza un’eccessiva frustrazione, deve essere intervenuta una svalutazione inconscia e una rimozione del proprio carattere originario.

Alcuni segni evidenti di questa rimozione sono la percezione collettiva di una intrinseca debolezza della città (“una città ostica, stretta tra mare monti…”, si ripete); una città senza alternative (“senza l’acciaio si muore…”); una città che non può essere ricca (“non siamo Milano…”). Si è rimosso il passato finanziario, lo spirito innovatore, la posizione geopolitica di primaria importanza.

Attraverso questa a svalutazione sarebbe stato più accettabile il sacrificio del proprio carattere originario. Perfino l’indole inquieta, corsara, sembra sedata.

“I genovesi non si raffinano in nessun modo; sono pietre massicce che non si lasciano tagliare” scriveva Montesquieu nel suo “Viaggio in Italia” del 1728. Le conseguenze di questo carattere modificato, o per meglio dire, adattato alle nuove esigenze storiche, sarebbero:

• La mentalità di attesa e di delega del potere

• La tendenza a chiedere aiuto piuttosto che proporre cambiamenti.

• Una fiducia molto forte nelle istituzioni, a volte a scapito del pensiero critico individuale.

• L’aspettativa che la soluzione arrivi dall’esterno più che dalla partecipazione attiva della comunità (principio di sussidiarietà).

Ovviamente è una semplificazione. Ci sono stati in città, anche negli ultimi anni, esempi di un carattere innovatore e avanguardistico, sia nei diritti civili che nella cultura che nella scienza. Ma la tendenza anche in questi casi è la non adeguata valorizzazione. Si dice che il genovese è tipicamente riservato, non mostra le proprie ricchezze. Vivendo a Genova da diversi anni, è un tratto che riscontro innumerevoli volte.

In questi ultimi anni, riflettendoci, ipotizzo che questo “deficit di valorizzazione” sia in realtà una “svalutazione inconscia” che deriva da quanto detto in precedenza, dal bisogno cioè di minimizzare la frustrazione di una perdita del sé individuale a favore del sé collettivo. La tipica riservatezza del carattere originario genovese (conseguenza storica della propria autosufficienza economica e della necessaria parsimonia e pragmatismo), si è modificata nel nuovo carattere in una sorta di timidezza, svalutazione di sé e iper-adattamento.

Bisogna che ci si riappropri del proprio carattere originario al fine di riacquisire: il potere personale, lo spirito critico individuale, una coscienza ben informata e la limitazione del principio della delega a favore di una partecipazione individuale agli interessi comuni.

Perché Genova cambi è necessario ripartire da un’analisi del carattere, da un cambiamento individuale. “Non si può aspettare che la società migliori senza che l’individuo si trasformi, perché la società è l’insieme delle coscienze individuali” (Jung, 1957) Questa breve analisi è incompleta ma serve per incoraggiare me stesso e chiunque voglia partecipare ad approfondirla.

Genova merita di più. E anche i genovesi.

Ps. Per chi volesse approfondire il tema “Cornigliano e forno elettrico” suggerisco di leggere le ricerche di NO FORNO Elettrico Genova e di informarsi, perché si tratta del futuro di Genova e della Liguria, non solo di Cornigliano.

@genovamorethanthis @cornigliano

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