C’era una volta a Genova il quartiere di Cornigliano, i suoi abitanti erano conosciuti ovunque per la loro storica insoddisfazione, antipatia e patologie varie.
Quando si accorsero di quello che chi li amministrava voleva fare sul loro territorio, decisero di mandarli via dalla città. E fu così che Cornigliano diventò famosa per essere l’unico quartiere di Genova a ribellarsi a cattivi amministratori.
Per convincerli a desistere dalla lotta politici e i sindacalisti arrivarono in massa e in men che non si dica, occuparono il quartiere, le cantine, i magazzini, luoghi civici e di culto e così, Cornigliano diventò altresì famosa, oltre che per i suoi abitanti insoddisfatti e antipatici, per essere l’unico quartiere a non poter apparentemente opporre alcuna resistenza a quella che era diventata una vera e propria invasione.
C’erano politici, imprenditori e sindacalisti di tutte le forme e le dimensioni: dagli innocenti portaborse e delegati di reparto a ministri di questa Repubblica e segretari di Partito e Sindacato ad ogni livello, da “topini” a “pantegane” solo per dare un’idea favolesca delle dimensioni, mentre i corniglianesi erano disperati e nemmeno il Sindaco sapeva cosa fare.
Mentre i corniglianesi preparavano la loro resistenza civile un giorno si presentò alle porte del Municipio Medio Ponente un piccolo ometto che disse al Presidente: “Io vi libererò dalla mala amministrazione, ma voglio mille monete d’oro”. Il Presidente informò di questo il Sindaco che fece i suoi conti: mille monete erano esattamente la metà del bilancio comunale ma decise di accettare.
L’omino prese dalla sua sacca uno zufolo e cominciò a suonare. Come per magia, imprenditori affaristi e compiacenti sindacalisti uscirono dai luoghi dove si erano sistemati e lo seguirono, incantati dal suono dello zufolo , fino alla discarica di Scarpino. Tutti erano usciti dalla fabbrica per seguirlo: non ne era rimasto nemmeno più uno. Sommersi dalla rumenta, come per giusta punizione in un girone infernale, decisero di desistere dalle loro intenzioni di mettere il forno elettrico a Cornigliano e così poterono tornare alle proprie abitazioni e occupazioni.
Tutto il quartiere era in visibilio. Il pifferaio tornò allora in Comune per ottenere la sua pattuita ricompensa.“ E tu vorresti mille monete d’oro per aver suonato lo zufolo?” gli dissero il Sindaco e la Giunta intera. “Da noi non avrai proprio niente, cialtrone che non sei altro”. L’omino fu cacciato dal Comune e anche gli altri abitanti della città lo presero a male parole. “Ah sì?” disse loro il pifferaio magico “Pagherete cara la vostra avarizia! Ah se vi pentirete”. Poi si avviò verso piazza De Ferrari, tirando fuori dalla sua sacca lo zufolo. L’omino cominciò a suonare ed improvvisamente, dal palazzo della Regione e da Tursi uscirono amministratori, assessori, funzionari, dirigenti, impiegati e portaborse come era successo a sindacalisti e imprenditori, incantati dal suono dello zufolo magico del pifferaio, che lo seguirono correndo e saltellando.
Il Sindaco cercò di fermarli, ma non ci fu niente da fare: uscirono dalla città. Il pifferaio camminò suonando fino a Scarpino; poi, fece entrare tutti all’interno della discarica e ne sigillò l’ingresso.
Da quel giorno non fecero più ritorno in città e nessuno sa che fine abbiano fatto.
Morale: i patti, le promesse elettorali, gli accordi, le leggi, l’ambiente, la salute delle persone e le sentenze vanno rispettati altrimenti si finisce in discarica.
se vedemmu