Questa la nota che abbiamo appena diffuso in merito al dibattito in corso sul futuro di una parte importante del ponente genovese e della sua industria.
Legambiente Liguria esprime forti preoccupazioni per l’assenza di una strategia nazionale sull’acciaio e chiede un confronto in merito alla sostenibilità ambientale, occupazionale, industriale.
Sono alcune settimane che si rincorrono notizie, proclami e smentite sul futuro di un’importante parte del settore dell’acciaio in Italia, e cioè Acciaierie d’Italia con i siti di Taranto, Genova ed altri.
Taranto, città segnata profondamente dalla lunga, complessa e dolorosa vicenda dell’ex Ilva, l’unico impianto siderurgico a ciclo integrale rimasto in Italia, in queste settimane è stata protagonista di un acceso confronto col Governo su percorso, tempi e caratteristiche della de-carbonizzazione del ciclo produttivo.
Il 12 agosto è stato firmato da Governo, Enti locali ed Aziende, un documento in cui viene prevista, nel più breve tempo possibile, la chiusura della attuale area a caldo con il graduale passaggio ai forni elettrici per una capacità produttiva massima di 6 milioni di tonnellate, senza però prevedere investimenti per la produzione della energia rinnovabile necessaria ad una effettiva de-carbonizzazione del siderurgico.
A Genova, in piena estate, il Governo ha lanciato l’ipotesi di costruire ex novo un forno elettrico per la produzione di due milioni di tonnellate annue di acciaio.
Genova è uscita dalla produzione a caldo più di vent’anni anni fa pagando un duro prezzo in termini ambientali e sanitari, in particolare a Cornigliano. In questi anni Cornigliano è riuscita a rialzarsi in termini di qualità della vita e del territorio, pur in assenza di un adeguato supporto politico e istituzionale, e merita ascolto e proposte concrete, coerenti e serie.
Gli stabilimenti siderurgici di Taranto e Genova sono quindi due realtà molto diverse, accomunate dalla medesima proprietà di Acciaierie d’Italia in AS., anche se nel bando di vendita degli impianti sarà prevista la possibile cessione a diversi proprietari dei diversi stabilimenti del gruppo, il cosiddetto “spezzatino”.
Ciò che li accomuna, purtroppo, è l’assenza di una strategia nazionale sull’acciaio e l’assenza di relativi piani industriali su cui confrontarsi in merito alla sostenibilità ambientale, occupazionale, industriale.
Tanto da chiedersi: ma di cosa stiamo parlando?
Il Governo ci costringe a discutere di una proposta vuota.
Ci presenti un documento strategico nazionale sulla produzione dell’acciaio e presenti un piano industriale per avviare un confronto trasparente e partecipato da tutte le forze sociali oltre che istituzionali. Legambiente farà come sempre la sua parte, valutando i progetti nel merito e non sulla base delle indiscrezioni, con il rigore dato dal suo ambientalismo scientifico.
Comune di Genova – Genoa Municipality
Ernesto
19/09/2025 at 8:27 AM
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