Imprese societarie, speculatori, affaristi, caselle probabilità (poche quelle di sopravvivenza) ed imprevisti (tanti), la prigione (non poteva mancare) e la casella del via. E poi i dadi (la sorte) a cui affidarsi, le carte (stracce) dei contratti e delle probabilità e degli imprevisti , un forno elettrico, le case in miniatura di diversi colori e poi tanti, ma tanti denari. Inizialmente viene deciso un giocatore (Lo Stato) che svolgerà anche il ruolo di banchiere, ovvero di colui che distribuisce i denari (nostri) all’inizio del gioco ad affaristi e speculatori autoctoni e foresti. Il gioco ha così inizio tra acquisti, pagamenti e tasse e se un partecipante finisce i soldi non c’è problema può fare ipotecare i lotti da lui posseduti che verranno pagati da altri alla metà del loro valore. E poi c’è sempre lo Stato (sempre noi) che ci pensa. Lo scopo del gioco è l’acquisto del maggior numero possibile di lotti da far pagare ai giocatori, gli irrilevanti lavoratori e cittadini (carne da macellare), per mandarli in bancarotta (o all’ospedale). Il gioco nasce in America (e dove poteva nascere se non lì) ovviamente come strumento didattico; vince infatti chi alla fine riesce a gestire meglio le “proprie” e altrui finanze mandando gli altri in miseria. Buon divertimento.
Se vedemmu
(vignetta di Anza)