Sono passati più di venti anni ed è ancora lì la vecchia centrale termoelettrica chiusa definitivamente nel 2005 in concomitanza con lo spegnimento dell’ultimo altoforno. Trasformata in un rudere è entrata a far parte di quella che bonariamente viene oggi definita “archeologia industriale” quasi fosse un reperto storico da conservare e visitare. Ma così non è. Anzi è meglio starne ben lontani. L’edificio, costruito negli anni quaranta e formato da due corpi uno di sei piani e altro di tre più alcuni magazzini, occupa una superficie di circa 15mila metri quadrati ed è pieno all’inverosimile d’amianto in quanto tutte le parti dell’impianto sottoposte a calore erano coibentate con il pericoloso materiale. Da un censimento fatto nell’aprile 2006 risultavano: 800 tubazioni di gas, 2000 guarnizioni di tubazione per complessivi 150 metri cubi di amianto friabile e 70 metri cubi stabile e compatto. Da 2002 sono state eseguite nell’area dell’acciaieria diverse bonifiche mentre sull’area della vecchia centrale poco si è fatto limitandosi a metterne in sicurezza gli accessi. Innumerevoli sono i vetri rotti e altri sono stati tamponati con lamiere mentre una parte del tetto è crollata. I volatili nidificano all’interno e possono veicolare all’esterno le polveri d’amianto spargendole sul territorio.
Poco conta se nessuno può accedervi in quanto le letali fibre d’amianto possono tranquillamente uscire dalle finestre trasportate dalla corrente d’aria e probabilmente dai volatili. La costruzione, come si può vedere dalla foto, è fatiscente, completamente esposta alle intemperie ed a rischio crollo già parzialmente avvenuto.
L’area della centrale è fuori da quelle previste dall’accordo di programma per le quali era prevista la bonifica da parte di Società per Cornigliano; bonifica il cui costo potrebbe aggirarsi intorno ai 6/7 milioni di euro per cui avrebbe dovuto occuparsene allora la famiglia Riva probabilmente in cambio della costruzione di una nuova centrale assicurandosi così la non dipendenza da ENEL.
Il problema è che i Riva, come è noto, hanno avuto qualche problemino con la Magistratura che gli aveva sequestrato i capitali per cui una nuova centrale (gas e biogas), se mai si farà, saranno altri i soggetti a farsi in quattro per gestirla. Nel frattempo sono già passati oltre venti anni e chissà quanti ancora ne passeranno mentre la vecchia centrale continua nella più totale indifferenza amministrativa a mietere le proprie vittime sul territorio.
se vedemmu
Vedi anche: Ex ILVA e successori. Centrale elettrica e forno elettrico andranno a braccetto? – il cornigiotto
Giovanna Rosso
17/11/2025 at 12:10 PM
Un reperto storico di fatto lo è. Tutti gli altri problemi restano. Mi piacerebbe parlarne. Quando insegnavo “archeologia industriale”. – oggi si preferisce dire “patrimonio industriale” e non è per caso – me ne ero occupata un po’…