Oggi tentiamo di spiegare a quei corniglianesi che male interpretano il modo di dire che “qualcuno il lavoro (sporco) lo deve pur fare” tralasciando le consuete dispute da stadio su tutto quanto accade nel nostro quartiere; della discutibile riqualificazione, dei vari problemi, delle questioni amministrative e politiche di chi c’era prima e di chi c’è oggi affrontando la questione della diffusa inciviltà in modo assolutamente trasversale
Parliamo invece del buon vivere di noi corniglianesi nella quotidianità: la mancata pulizia di fronte al proprio portone di casa, negozio, laboratorio o magazzino, l’accumulo di immondizia fuori dai cassonetti e il conseguente degrado delle nostre strade e quindi delle nostre stesse residenze facendo notare che l’incuria di cui ci lamentiamo ha purtroppo anche radici comuni e responsabilità che inevitabilmente ci coinvolgono
Si, è vero. Chi si occupa di amministrazione pubblica, dai municipi al comune di Genova, alla Regione Liguria, insieme alle varie aziende di servizi come Amiu, Aster e imprese appaltatrici hanno le loro responsabilità dello stato di trascuratezza dei quartieri ma quest’ultimo spesso non dipende da cattiva volontà, ma dall’incapacità di coordinare le azioni e di effettuare interventi tempestivi e efficaci nel tempo in relazione ai problemi che sono oramai giornalieri. Accade, ad esempio, che Amiu interviene e poche ore dopo la situazione si ripete.
Non possiamo continuare a nascondere il fatto che tutti noi osserviamo ogni giorno senza denunciare comportamenti individuali contrassegnati da inciviltà e menefreghismo della cosa pubblica come parcheggiare l’auto in modo da non permettere il passaggio dei pedoni o non raccogliere le deiezioni del proprio cane, abbandonare rifiuti ingombranti sul marciapiedi nonostante l’esistenza di zone gratuite di conferimento e decine di altri fastidiosi comportamenti di questo tipo.
E così accade che enti e istituzioni preposte non riescono ad attuare le azioni concordate per risolvere il problema mentre i soliti furbetti impuniti approfittano della situazione ormai fuori controllo per smaltire illegalmente notevoli quantità di materiale vario. Degrado chiama degrado.
Omettiamo volutamente le disarmanti “foto gallery” giunte in redazione e ci limitiamo a pubblicare una solo emblematica foto del problema auspicando che questa piccola voce del quartiere possa dare il proprio contributo ad un vero e proprio “rinascimento culturale” risvegliando quel senso di appartenenza ad una comunità e, perché no, anche quello di colpa.
Se vedemmu