Accetto qualunque critica ma non quella di chi mi accusa di insensibilità nei confronti dei lavoratori e scarsa conoscenza del problema. Ho visto prima da bambino poi da adolescente e quindi da adulto nascere, crescere e morire in parte la fabbrica e traslocare in quel di Multedo gli ultimi gozzi “cornigiotti”; le numerose morti nei cassoni per embolia durante il riempimento a mare; gli innumerevoli infortuni e il conseguente quotidiano lugubre via vai della Croce Bianca; i primi scioperi e le manganellate dei “scelbini” al comando dell’ora commissario Curti e i caroselli delle jeep al suono della carica e lanciando lacrimogeni; ho visto le donne che gli inveivano contro a difesa degli operai, mia madre tra queste, lanciandogli ogni cosa dai balconi delle vie De Cavero e Bertolotti. Ho vissuto da autoctono con empatia e sincera solidarietà l’immigrazione dal sud quando “NON SI AFFITTA AI MERIDIONALI” e intere famiglie vivevano a Cornigliano in bassi e cantine anguste ammalandosi. Ricordo le code all’infermeria dello SCI di via D’Acri per farsi togliere la polvere di carbone dagli occhi ma ricordo soprattutto amiche e amici morti di cancro per cause riconducibili alla fabbrica quasi come fossero effetti collaterali dell’esigenza di uscire dalla miseria di quell’immediato dopo guerra.
Pensavo che fossero oggi maturi i tempi per creare uno sviluppo non più affidato al lavoro a tutti i costi e alla distruzione dell’ambiente e quindi alla crescita economica illimitata e priva di scrupoli, ma allo sviluppo della società locale fondato sulla sostenibilità e quella solidarietà di allora a difesa di interessi comuni in una nuova lotta di classe priva di ogni forma di violenza fisica e verbale in una visione condivisa del futuro, ma evidentemente mi sbagliavo.
oerre
El Morisco
06/12/2025 at 10:28 PM
Quando si sostengono le cose giuste non si sbaglia mai…..Si può essere perseguitati da quelli che odiano le cose giuste, questo si!