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Siamo nelle mani di irresponsabili. Qualcuno li fermi!

Nei prossimi giorni verrà riavviato l’altoforno AFO2. E nella nuova AIA è prevista la riconversione di AFO2 in un impianto destinato al co-incenerimento di plastiche, per una capacità annua superiore a 50.000 tonnellate. Tradotto: vogliono trasformare Taranto nella discarica e nell’inceneritore d’Italia.

Si avete capito bene

Vogliono smaltire qui, a casa nostra (Taranto, ndr), le plastiche tossiche di mezza Italia. Bruciare plastica significa diossine. Significa rischi reali per la salute, per l’aria che respiriamo, per i nostri figli.

E non finisce qui.

Stanno realizzando anche uno stabilimento che produrrà queste plastiche (e non solo per l’ex Ilva). Sarebbe in fase di costruzione alle porte di Taranto, da parte della società “Unità di Misura” di Milano, dopo l’acquisto dello stabilimento Dioguardi sulla statale 106 Ionica: un’area di circa 21.000 mq. Un’altra ferita, l’ennesima “mazzata” per un territorio già devastato.

E poi ci raccontano la favola della transizione ecologica?

Ci parlano di BRT “per non inquinare”, di bici obbligate, di auto elettriche da comprare… mentre qui si programma di bruciare 50.000 tonnellate l’anno di rifiuti plastici?

Ma siamo seri?

Taranto (Cornigliano, ndr) non vuole più essere sacrificata sull’altare del Dio denaro.

Basta con una città usata come zona di sacrificio per tutelare profitti e interessi economici lontani, spesso a vantaggio di chi al Nord decide e incassa, mentre qui restano malattie, inquinamento e morte.

Taranto non è una colonia. Taranto non è una discarica. Taranto non si brucia.

BASTA! Ora serve rispetto, trasparenza e un NO netto.

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