Cornigliano continua a pagare un prezzo altissimo per l’inquinamento industriale e le bonifiche promesse. A lanciare l’allarme sono i vari Comitati locali che, oltre a dover difendere il proprio territorio da continui assalti da parte di pesanti servitù, denunciano una situazione di stallo nazionale nella gestione della vecchia centrale termoelettrica da parte della proprietà “Acciaierie d’Italia”; un manufatto degli anni 50, pieno di amianto e abbandonato a se stesso che espone a rischio maestranze e la popolazione residente. Ne abbiamo già parlato molto nel link in calce. La bonifica del sito è questione di giustizia ambientale, sanitaria e sociale, soprattutto in un territorio come il nostro dove le diseguaglianze ambientali diventano vere e proprie emergenze sanitarie e dove l’incidenza tumorale è 4 volte superiore di quella di Albaro.
L’amianto rappresenta un grave pericolo per la salute pubblica e l’ambiente, ed è per questo che la sua gestione è regolata da normative severe e chi non rispetta gli obblighi di bonifica e rimozione può incorrere in sanzioni amministrative e penali, con conseguenze economiche e legali significative. In Italia, la normativa di riferimento per la gestione dell’amianto è regolata principalmente da:
- Legge 257/1992: che ha vietato l’uso dell’amianto e stabilito l’obbligo di rimozione dei materiali contenenti amianto in condizioni di degrado (è il caso della vecchia centrale termica).
- D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro): che disciplina la gestione dell’amianto nei luoghi di lavoro e la protezione dei lavoratori esposti.
- D.M. 6 settembre 1994: che definisce le modalità di bonifica e i criteri per il monitoraggio delle strutture contenenti amianto.
- Regolamenti Regionali: che possono imporre ulteriori obblighi, come la mappatura e la segnalazione della presenza di amianto.
Le sanzioni amministrative colpiscono chi non segnala, non monitora o non rimuove l’amianto quando è obbligato a farlo quando esso è in condizioni di degrado e rappresenta un pericolo. Nel caso della centrale il mancato rispetto delle norme sulla bonifica dell’amianto può configurare reati ambientali e penali fino all’omicidio colposo e pene fino a 12 anni di reclusione. Se un edificio contiene amianto pericoloso e il proprietario non interviene, il Comune (Sindaco) può, ed è obbligato a farlo in caso di un Esposto altrimenti omette un atto:
- Ordinare la bonifica obbligatoria entro un termine stabilito.
- Intervenire direttamente con bonifica forzata, addebitando i costi al proprietario.
- Sanzionare ulteriormente il mancato intervento, con multe aggiuntive.
La rimozione dell’amianto non quindi è solo un obbligo legale, ma anche una necessità per la tutela della salute pubblica. Le sanzioni per il mancato smaltimento possono essere molto severe, sia in termini economici che penali. Per questo, è fondamentale intervenire subito. Il problema è che “Cane non mangia cane” per cui la via dell’esposto alla Procura della Repubblica da parte dei cittadini residenti, gli stessi cittadini che anni addietro si sono rivolti alla Magistratura per la chiusura del ciclo a caldo e all’autoparco a Bombrini voluto da Bucci & Spinelli, pare rimasta l’unica percorribile.
se vedemmu
La vecchia centrale ILVA è una bomba ecologica by G. Zucchi – il cornigiotto
Ex ILVA e successori. Centrale elettrica e forno elettrico andranno a braccetto? – il cornigiotto